Diritti Umani: Oltre le discriminazioni

Aula 1 - Facoltà Scienze della Formazione - entrata Via del Guasto

OLTRE LE DISCRIMINAZIONI
rom, sinti, migranti...
dibattito su pregiudizi ed intercultura

Eva Rizzin
Articolo 3 - Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova www.articolo3.org

Nei giorni in cui alluvioni e incendi hanno colpito le comunità Rom di Pisa, era presente in città Eva Rizzin, ricercatrice e attivista Rom. Pisa Notizie l'ha intervistata
 
Eva Rizzin è una giovane ricercatrice che non nasconde le sue origini «zingare»: «ma la parola zingari», si affretta a spiegarci, «è dispregiativa, e non va usata. È un po' come definire "crucchi" i tedeschi, o "maccaroni" gli italiani. Quando si parla delle nostre comunità, bisognerebbe sempre utilizzare il nome che loro stesse hanno deciso di darsi: i termini corretti in Italia sono "Rom" o "Sinti"». E infatti - correggiamo subito - Eva è Sinta, ed è una delle esponenti più note delle organizzazioni Rom in Italia. «Da qualche anno», precisa, «i diversi gruppi locali si sono dati un coordinamento comune, che si chiama Federazione Rom e Sinti insieme».
Eva ha lavorato per l'Università, ed attualmente svolge attività di ricerca e di consulenza per diversi organismi internazionali, governativi e non, impegnati nella tutela dei diritti delle minoranze. In questa duplice veste - di attivista e di studiosa - gira spesso per l'Italia, contatta i gruppi Rom e Sinti, visita i campi nomadi disseminati nelle periferie urbane, indaga sui fenomeni di discriminazione e di esclusione sociale dei Rom. Per questo è venuta a Pisa, in questi giorni: e si è trovata nel bel mezzo delle vicende burrascose (anche nel senso metereologico del termine...) che hanno coinvolto i Rom, soprattutto rumeni, nella nostra città.
Tu conosci molto bene la realtà dei campi nomadi in Italia. Come hai trovato la situazione di Pisa?
Mi è sembrata una realtà estrema di marginalizzazione sociale: nei campi che ho visitato, tutti non autorizzati, manca l'acqua, non ci sono servizi igienici, si vive in condizioni precarie dentro baracche e sistemazioni di fortuna. Chi sta peggio, qui come in altre parti d'Italia, sono i Rom di più recente immigrazione, come i rumeni. Purtroppo non è una novità...
Da cosa dipendono queste situazioni di estremo degrado?
In Italia manca del tutto una riflessione seria sulle politiche nei confronti dei Rom: politiche riguardanti la casa, il lavoro, il contrasto alle discriminazioni. L'unica eccezione, negli ultimi anni, è stata la Conferenza Europea sulle Popolazioni Rom, organizzata dai Ministeri dell'Interno e della Solidarietà Sociale nel Gennaio 2008: in quella sede, per la prima volta dopo decenni, si è preso atto della necessità di politiche serie su questi temi. E per la prima volta sono state formulate proposte, da parte del governo, per il riconoscimento ufficiale dei Rom come minoranza etnico-linguistica. Purtroppo, il giorno dopo la Conferenza, il Governo Prodi è caduto, e le tante cose dette sono rimaste lettera morta. Col nuovo Governo le politiche nazionali hanno preso la direzione opposta: nel giro di pochi mesi si è passati alla proclamazione dello stato di emergenza, con tre ordinanze di protezione civile che definivano pericolosa la stessa presenza di Rom e Sinti in Italia. Poi sono venuti i censimenti, le impronte digitali ai bambini Rom, gli assalti di Ponticelli, e tutto il triste spettacolo che conosciamo bene. Insomma, si è passati da un primo accenno di politica sui Rom alla cultura dell'emergenza e del pericolo... Un disastro.
Tu dunque contesti la stessa idea di una emergenza Rom: eppure, a parlare in questi termini sono ormai tutti i Sindaci. Quelli delle piccole città capoluoghi di provincia, tra cui Pisa, chiedono maggiori poteri proprio per gestire l'emergenza Rom, l'emergenza baraccopoli: in altre parole, vorrebbero estendere ai piccoli centri urbani le disposizioni già previste per Roma, Milano o Napoli...
Noi contestiamo alla radice questo tipo di politiche. In Italia non esiste nessuna emergenza Rom. Anzi, le denunce di autorevoli organismi internazionali - dal CERD delle Nazioni Unite fino al Parlamento Europeo - parlano di discriminazioni diffuse contro le minoranze Rom e Sinte: e ci dicono che le condizioni di marginalità in cui vivono queste minoranze sono strutturali, nel senso che esistono da decenni e che i governi non fanno nulla per rimuoverle. Altro che emergenza, qui siamo alla segregazione strutturale! E il problema non riguarda solo le comunità di più recente immigrazione, come i rumeni, ma anche i gruppi che sono italiani a tutti gli effetti, che vivono in Italia da secoli, come i Sinti.
Il Sindaco di Pisa dice però che per affrontare la questione Rom servono soldi, finanziamenti: e che il Comune è abbandonato a se stesso, senza risorse da parte dello Stato, ad affrontare da solo queste problematiche.
Ovviamente non conosco da vicino la realtà di Pisa, e non posso esprimermi nel merito. Posso solo dire, in generale, che spesso i Sindaci dicono di non avere risorse: ma le ordinanze di emergenza, le politiche degli sgomberi, lo smantellamento di campi "abusivi" sono cose costosissime. Se i soldi si spendessero per politiche di inserimento abitativo e sociale, si risparmierebbe, e si otterrebbero risultati migliori e più giusti. I cittadini devono sapere che il Ministero dell'Interno, per le famose ordinanze di "emergenza", ha speso circa tre milioni di euro: e - dati alla mano - i Rom censiti dalle forze dell'ordine sono 12.346. Non lo dico io: queste cose si trovano pubblicate sul sito del Ministero... Si sono spesi tre milioni di euro per schedare, censire, sorvegliare, sgomberare, allontanare appena 12.000 persone! E chi paga sono i contribuenti. Con quegli stessi soldi, si sarebbero potute avviare politiche serie di inserimento abitativo, sociale, e sicuramente la spesa sarebbe stata assai minore.
Del resto, ricordo che proprio alla Conferenza Europea di Roma, nel Gennaio 2008, intervenne il Sindaco di Pisa - quello che era in carica prima di Marco Filippeschi - che illustrò il programma Città Sottili. Quel che emergeva era, certo, un impegno non indifferente in termini di costi, perchè il Comune si adoperava per favorire l'inserimento abitativo, il reperimento di case, la scolarizzazione dei bambini e quant'altro. Ma, alla fin fine, si trattava di un investimento: perchè i Rom trovavano lavoro, si inserivano regolarmente, pagavano le tasse, diventavano autonomi. Questo è il punto: bisogna investire sulla rimozione delle discriminazioni, sulle politiche sociali. E' un guadagno per tutti.
Sergio Bontempelli

Dijana Pàvlovic attrice e mediatrice culturale

tratto da partecipaMI.it

Io in breve:

Nata nel 1976 in Serbia, vi ho vissuto e studiato fino al ’99, laureandomi alla “Facoltà delle Arti Drammatiche” di Belgrado. Dal 1999 vivo e lavoro come attrice a Milano.

Cosa ho fatto finora nella vita:

  • In Italia, dalla stagione ‘99/2000 ad oggi ,  dopo aver ottenuto la  “Segnalazione di merito” al “Premio Teatrale Hystrio”, recita in lingua italiana, in alcune produzioni cinema e Tv  –  nel film corto “Quando si chiudono gli occhi”, regia di B. Catena, in concorso alla 57a Mostra D’Arte Cinematografica di Venezia ; protagonista nella fiction  “La squadra” (prod. Rai)  –   e in varie produzioni teatrali  –  la favola “Il brutto anatroccolo” (per  le scuole) “Il tartufo” e “Il medico per forza” di Moliére ; ne “La domanda di matrimonio” di  Cechov , regia di R. Trifirò ;  ne “Le lacrime amare di Petra Von Kant” di Fassbinder, al Teatro Elfo di Milano, regia di F. Bruni e E. De Capitani ;  ne "Le serve" Genet , al Teatro Out Off di Milano, regia di L. Loris ;  ne “ La felicità coniugale” di Anton Cechov, al Teatro Parenti di Milano, regia di R. Trifirò ; ne “Mozart e Salieri/Il convitato di pietra” , di A. Puskin, regia di  G. De Monticelli . 2004 : “ Dispetto d’amoredi Molière  (Ascagne), regia di Monica Conti.  Produz. Teatro St. di Ivrea .2005 :  partecipa al film “Provincia meccanica” di Stefano Mordini.   2006Una ragazza d’orodi T.Olear. Regia di Tatiana Olear  (a Milano Spazio Zazie in Aprile).
a cura del Centro Studi "G.Donati"
in collaborazione
con la Facoltà di Scienze della Formazione, EMI,
Ass.ne Medica NADIR
con il contributo dell’Alma Mater Studiorum -
Università di Bologna

I love Rom

foto e musiche di Marco Cinque

Marco Cinque scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli. Partecipa ad album musicali, festival internazionali di poesia, mostre. I linguaggi dell'arte sono gli strumenti attraverso cui veicola tematiche socio-ambientali, privilegiando nei suoi progetti multimediali le scuole di ogni ordine e grado. Ha collaborato con musicisti come Maurizio Carbone, Marcos Vinicius, Martin OLoughlin, Massimo Mollo; attori come Tecla Silvestrini, Luigi Marangoni e Mario Palmieri; poeti come Jack Hirschman, Lance Henson, Carter Revard, Hawad, Marcia Theophilo, Carmen Yanez, Alberto Masala, Samih Al-Qasim, etc. L'ultimo progetto editoriale realizzato è l'antologia Poeti da morire, Ed. Giulio Perrone, con prefazione di Margherita Hack, che raccoglie contributi dai bracci della morte Usa e di autori e autrici nazionali e internazionali: da Ferlinghetti a Erri de Luca, da Janine Pommy Vega a Vivian Lamarque.

 
di Linda Crimersmois  - (15 settembre '10) tratto da Associazione Migrare
 

La Commissione Europea minaccia l’apertura di una doppia procedura di infrazione contro la Francia. Nel paese, vasto movimento di opinione per opporsi ai provvedimenti sulla sicurezza: “Ci sono delle idee che non si possono solo discutere, criticare o confutare, vanno combattute”.

La Francia, insieme con l’Italia, detiene uno strano primato. Vince la guerra delle cifre sul numero di Rom di cittadinanza bulgara o romena ricondotti quest’anno nei loro paesi! I conti sono presto fatti. Se è vero che 8030 Rom hanno accettato di ritornare nel loro paese o sono stati espulsi dall’inizio dell’anno e se la stima della popolazione di Rom stranieri presenti sul territorio francese era ben di circa 12.000 persone, allora si può dire che la Francia rifiuta ai Rom il diritto di circolazione in Europa, quando i Rom pretendono installarsi sul suolo francese.

E’ da notare, di riflesso, l’accelerazione impressa dall’Italia allo smantellamento degli accampamenti Rom. Un po’ per cogliere l’opportunità di un clima più favorevole, l’attenzione essendo rivolta alla Francia. Un po’ perché sono tante le preoccupazioni destate dall’aumento dei flussi di Rom osservati a Ventimiglia in provenienza dalla Francia.

Negli altri paesi europei, l’espulsione dei Rom rimane più contenuta e molto più discreta. Solo in Francia e in Italia, le misure anti-Rom fanno l’oggetto di una comunicazione politica decisa e aggressiva.

La Germania ha avviato il ritorno nel paese di origine dei Rom provenienti dal Kosovo, ma non si tratta di cittadini europei: ha preferito quindi procedere in sottovoce, con cautela. La Spagna, invece, che pratica una politica di integrazione verso i “gens du voyage” con cittadinanza spagnola, ha deciso di includere i Rom stranieri nei suoi programmi di aiuto. La Francia e l’Italia sono quindi isolate.

In una conferenza stampa tenuta il 14 settembre, Viviane Reding, il commissario europeo alla giustizia e ai diritti dei cittadini europei, dopo aver definito, senza mezzi termini “deportazione” quello che il governo francese ha sempre, con molta accuratezza, chiamato “ritorno volontario” dei rom stranieri nel proprio paese, ha qualificato il provvedimento di discriminatorio ed ha aperto il percorso per una doppia procedura di infrazione contro la politica della Francia verso i Rom. La Francia ha 15 giorni per reagire prima che la decisione passi al vaglio del collegio dei commissari. La prima procedura sarebbe relativa al non rispetto delle garanzie legali (procedura scritta, possibilità di ricorso, analisi caso per caso) previste dalla direttiva sulla libera circolazione dei cittadini europei in caso di espulsione. La seconda porterebbe sulla natura “discriminatoria” dei provvedimenti.

Dal punto di vista della politica europea, il processo è stato lungo e contorto, anche perché la Francia pretendeva un occhio di riguardo. Durante la visita del presidente della Commissione Barroso a Parigi, Sarkozy aveva rassicurato la Commissione che i provvedimenti non si sarebbero indirizzati verso una specifica comunità, i toni si erano attenuati e sembrava che un accordo fosse stato raggiunto. Il ministro dell’immigrazione, Eric Besson, e il segretario di Stato alle politiche europee erano andati a Bruxelles e avevano rassicurato Viviane Reding.

La Commissione era pronta ad accontentarsi di proteste generiche sui principi e, nella sostanza, a lasciar fare a condizione che formalmente fosse tutto ineccepibile … Anche se era ovvio che i mezzi con i quali la Francia si proponeva di aggirare le direttive comunitarie fossero grossolani. Non si può certo parlare di ritorno “volontario” quando l’allontanamento è la sola opzione! Quanto alle espulsioni, le motivazioni potevano suscitare dubbi. Un esempio tra tutti il recente annullamento, da parte del tribunale amministrativo di Lille, di sette ordinanze di espulsione prese sulla base di una non meglio definita “perturbazione dell’ordine pubblico”. Per il tribunale, “l’occupazione illegale di un terreno pubblico o privato non è sufficiente in sé per caratterizzare l’esistenza di una minaccia all’ordine pubblico.”

La posizione della Commissione era stata molto criticata da parte del Parlamento Europeo e, il 9 settembre, il Parlamento aveva votato una risoluzione chiedendo l’interruzione immediata delle espulsioni. Eric Besson pensò opportuno, in tali circostanze, rispondere che la Francia, paese dei diritti dell’uomo, non aveva lezioni da ricevere da nessuno. Si sa, il Ministro dell’Immigrazione è un po’ angustiato. E’ stato messo in condizione di rinviare il suo matrimonio, previsto per il 16 settembre, con la bellissima, giovanissima e … ricchissima fidanzata tunisina. C’era stata una mobilitazione sui social network, cui avevano aderito più di 1000 persone, per creare disturbi durante la cerimonia. Eric Besson, ex figura di punta della sinistra premiato con un ministero per la sua nuova scelta politica, ha pure preso contatto con il sindaco Alemanno per verificare se, a Roma, il clima fosse migliore…

Ma ciò che ha provocato l’ira di Viviane Reding è stata la pubblicazione il 13 settembre, nella stampa, di una circolare del Ministero dell’Interno datata 5 agosto e indirizzata ai prefetti: “300 accampamenti dovranno esser smantellati entro 3 mesi, dando la precedenza agli accampamenti Rom…..Inoltre, conviene di impedire l’installazione di nuovi accampamenti Rom …”. Sprizza fulmini lo sguardo del Commissario Reding quando annuncia la procedura di infrazione: la Commissione sarebbe stata raggirata! “Trovo sconvolgente che una parte del governo venga a Bruxelles a spiegarmi una politica, mentre l’altra parte del governo fa il contrario!” Certo, il testo della circolare è limpido: il bersaglio è un gruppo di persone per il solo motivo della sua appartenenza ad una specifica comunità. Ma Eric Besson si difende: “non sapevo!” Da Bucarest, giovedì 9 settembre, aveva detto: “non c’è un orientamento specifico verso una comunità …”. Non sapeva.

Di fronte alla mobilizzazione delle associazioni di difesa degli immigrati minacciando di un ricorso al Consiglio di Stato per illegalità, il ministro dell’interno Brice Hortefeux ha ritirato la circolare e ne ha prodotto un’altra che non fa riferimento ai Rom. Ma Viviane Reding incalza: “non basta cambiare le parole, il governo francese deve cambiare l’approccio”.

 

 
Il loro nome significa " intoccabili ", non hanno un luogo di nascita, sono in Europa da 500 anni, sono stati nomadi. In realtà però non sono mai esistiti perché nessuno li ha mai voluti; forse perché non sono mai stati intrappolati dalla Storia, dalla Religione, dal Tempo, dalla Società Moderna, non hanno mai collaborato con il Potere. La macchina fotografica non dice mai bugie: vi presento l'unico popolo libero, la nazione senza confini, l'Umanità più vasta del Mondo, ma guardateli negli occhi, vi prego.
Reportage fotografico realizzato a Suto Orizari (Skopje*).
promosso da: Arcoiris Bologna
Produzione: Ivan Marchitiello - Mauro Illiano
info: i.marchitiello@inwind.it
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NADiRinforma: l'11 luglio 2008 Giovanni De Rose, Presidente dell'Arci, Mattia Fontanella, fondatore del "comitato delle memorie" e Roberto Morgantini, dell'Ufficio Stranieri della Cgil hanno organizzato un appuntamento in Piazza Maggiore destinato alla raccolta delle impronte digitali di tutti coloro che hanno voluto manifestare la propria perplessità circa l'ordinanza che prevede l'identificazione e il censimento dei bambini e delle bambine presenti nei campi nomadi attraverso la rilevazione delle impronte digitali.
La sicurezza dei bambini rom non può passare per una loro schedatura e per il rilevamento delle impronte digitali, il provvedimento altro non può che definirsi un “provvedimento razzista”.
Come affermato dalla Convenzione ONU per i diritti del fanciullo del 1989 e dalla Carta di Nizza, i diritti di tutti i bambini devono essere fondati sulla base della loro presenza in un paese, indipendentemente dalla loro origine
bandiera dei ROM
I Rom sono una popolazione che parla una lingua di ceppo indiano e diffusa soprattutto nell' Europa dell'Est , in Spagna e in Sud America (specie in Brasile e in Argentina). Spesso vengono anche chiamati zingari , zigani o gitani . La parola italiana zingaro, come il francese tsigane e il tedesco Zigeuner, deriva dal greco athinganoi con il significato di "intoccabili", con connotazione, secondo molti, negativa del significato (dato che trattasi dello stesso nome dell'infima "casta-non casta" indiana da cui proverrebbero, in cui oggi sono inseriti, per esempio, i necrofori). La parola gitano, come l'ungherese cigány, l'inglese gypsy, il francese e spagnolo gitan, il portoghese cigano, alimentava la leggenda di una loro provenienza dall'Antico Egitto. I rom sono uno dei gruppi etnici (insieme a sinti, caminanti ed altri minori) comunemente raggruppati sotto l'appellativo di zingari. Gli zingari sono spesso anche chiamati nomadi , termine che si riferisce genericamente a chiunque conduca vita itinerante e che quindi sarebbe improprio riferito ai Rom stanziali. Il termine si riferisce infatti alla cultura nomade del popolo e non alla situazione contingente attuale di una parte di esso.
Storia
La tradizione rom è stata per secoli tramandata oralmente, così sappiamo del loro passato soprattutto ciò che hanno lasciato scritto le varie culture dominanti con cui i Rom sono venuti in contatto. Secondo gli studiosi la lingua dei Rom (romanì ) è simile al sanscrito , anche per questo sembra probabile che provenissero dall' India , da dove sono dovuti fuggire intorno all'anno mille. Uno dei primi documenti sulla loro presenza lo troviamo a Nauplia , città della Grecia , dove nel 1378 i Veneziani confermarono i privilegi già garantiti ai rom dai Bizantini .(1)
Religione
I rom normalmente adottano la religione appartenente alle popolazioni non zingare fra cui vivono. Per la stragrande maggioranza sono cristiani , soprattutto cattolici : nel nord Europa sono protestanti , in Serbia , Russia , Romania , Bulgaria , Grecia , etc., ortodossi , mentre in Ungheria , Italia , Spagna , Francia, Polonia , Austria , Croazia , Slovenia , ecc. sono cattolici .
Evidenza genetica
Un altro indizio dell'origine indiana dei rom è la diffusione di cromosoma Y tipo H-M82 (presente nel 47.3% dei Rom), rarissimo al di fuori del subcontinente indiano. A questa caratteristica genetica si aggiunge anche la particolarità dei filamenti di DNA di tipo M contenuto nei mitocondri , tipico delle popolazioni indiane. Si pensa quindi che le popolazioni Rom abbiano tendenzialmente una discendenza comune da un gruppo originario proveniente dall'India circa quaranta generazioni fa, successivamente frazionatosi.
Collocazione della città di Skopje
*Skopje (in macedone, 506.926 abitanti) è la capitale e la città più popolosa della Repubblica di Macedonia , con più di un quarto della popolazione del paese. È anche il centro politico, culturale, economico ed accademico della nazione.
Era conosciuta al tempo dei romani sotto il nome di Scupi . La città si è sviluppata rapidamente dopo la seconda guerra mondiale , ma questa crescita venne interrotta nel 1963 , quando fu colpita da un disastroso terremoto. Oggi Skopje è una città moderna con una catena di monumenti culturali. 
Skopje si trova a 42°0'N 21°26'E / 42 , 21.433 , nel corso superiore del fiume Vardar e si trova su una delle strade principali dei Balcani tra l'Europa centrale ed Atene . Ha 506,926 abitanti (secondo il censimento del 2002 ). È un centro principale per le industrie metalmeccaniche, chimiche, tessili, di stampa e concerie ma ha sofferto molti fallimenti dal 1991. Lo sviluppo industriale della città è stato accompagnato dallo sviluppo del commercio e del settore bancario, così come nel campo della cultura e dello sport. Skopje è anche un mercato di prodotti agricoli e zootecnici. L' università risale al 1949 , quindi la città è anche un importante centro culturale.
L'aeroporto è uno dei principali del Paese.
Ponte sul fiume Vardar

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