Cooperazione internazionale: Guido Barbera - CIPSI

pubblicata da CIPSI il giorno mercoledì 20 ottobre 2010 alle ore 15.01

Roma, 20 ottobre 2010 - Dopo la presentazione in Parlamento del disegno di legge finanziaria per il 2011, con nuovi tagli del 45% circa alla cooperazione internazionale, Guido Barbera, Presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi – coordinamento di 48 ong e associazioni di solidarietà internazionale – ha con amarezza commentato: "Finalmente è stata data risposta a tutti coloro, autorità e cittadini, che continuavano a inviare appelli, petizioni, lettere… ed è chiaro: dopo le tante promesse di Pinocchio, sappiamo che l’Italia non farà più cooperazione internazionale, se non quella delle amicizie e degli accordi commerciali. Le dichiarazioni trionfanti dell’Aquila, gli impegni assunti in sedi internazionali… erano semplicemente barzellette! Oggi non si può neppure più dire o scrivere in un documento che l’Italia s’impegna nella lotta alla miseria, così non corriamo il rischio di perderci la faccia o di essere richiamati! La diplomazia, per i nostri politici, serve a non avere nemici, non a trovare accordi per risolvere i problemi. Questa non è politica! La vera politica, continua Barbera, non dimentica le persone per favorire gli interessi. Per questo continueremo a mantenere alto il nome dell’Italia attraverso la solidarietà popolare e chiediamo a tutti gli italiani di ritornare alla vera politica e ai veri politici. Alle popolazioni che vivono nella miseria o in aree di conflitto, non servono bombe, ma giustizia, rispetto della dignità umana e dei diritti. Questi sono gli strumenti per costruire civiltà e sicurezza. Questi devono essere gli strumenti della politica. Nessun popolo che vive nell’ingiustizia, nella miseria, nella violazione dei diritti e della personale dignità, potrà mai essere domato e controllato. Da nessun potere e da nessun esercito! Se non dalla civiltà".

Se il disegno di legge sarà confermato, nel 2011 i nuovi tagli porteranno il capitolo inerente alla Legge sulla Cooperazione (49/1987) a 179 milioni di euro, che al netto di quanto già impegnato fa scendere l’ammontare disponibile a meno di 100 milioni. "A che servirà avere ancora una Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo al Ministero degli Affari Esteri? Ma sicuramente il nostro governo, conclude Barbera, avrà già programmato anche questo risparmio! Tutti siamo consapevoli delle difficoltà economiche e della crisi in cui viviamo, ma questi tagli non sono dovuti alla crisi, bensì frutto di una specifica politica che ha dimenticato di dover essere al servizio di tutti i cittadini e della vita. La cancellazione della cooperazione è, infatti, la continuazione di una politica che taglia la sanità, la scuola, le attività sociali… Per questo facciamo appello a tutti i cittadini a non essere passivi nell’accettare questa politica e questi provvedimenti che riducono alla miseria interi popoli. Anche a casa nostra!".

Per informazioni: Ufficio Stampa Solidarietà e Cooperazione Cipsi, Francesca Tacchia e Nicola Perrone, tel. 06.5414894, mail: ufficiostampa@cipsi.it e info@cipsi.it, web: www.cipsi.it.

 
 NADiRinforma: Non possiamo più permetterci l'indifferenza, sarebbe come perseverare nel vivere nell'illegalità mancando a ciò che sancisce la Carta dei Diritti dell'Uomo. Forse si dovrebbe affrontare il grave problema dell'indifferenza di molti paesi e soprattutto di molti governi che, pur parlando moltissimo di solidarietà, di cooperazione, di aiuti, in realtà sono orientati a trarre dalle relazioni internazionali soprattutto profitti e, come diceva Raoul Follerau: "Dove le persone si occupano di difendere gli interessi non costruiscono civiltà"! L'evoluzione del concetto di cooperazione internazionale passa attraverso ciò che era dare aiuto al condividere, non si tratta più di trasferire le risorse, oggi occorre costruire insieme una società civile, in altro modo crescerà solo il malcontento che porterà inesorabilmente a quelle tensioni sociali che altro non possono che sfociare nelle guerre. La cooperazione è l'arma migliore per prevenire i conflitti e l'errore strategico più grave in cui incorrono i governi è finanziare le guerre, invece di finanziare la cooperazione.

Cooperazione: lettera aperta del Cipsi sui programmi elettorali. Inviata a Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Casini … Barbera (presidente del Cipsi): “La cooperazione internazionale è lo strumento fondamentale di tutela della dignità umana, dei diritti fondamentali di ogni cittadino e dei beni comuni dell'intera umanità”.

Roma, 19 febbraio, 2008 - Il CIPSI – Coordinamento di 45 associazioni di solidarietà internazionale – ha inviato a Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Casini e a tutti i responsabili dei programmi elettorali dei partiti una lettera in cui si chiede attenzione per la cooperazione internazionale. Guido Barbera, presidente del Cipsi, scrive: “In questo importante momento di stesura del programma per le prossime elezioni di aprile, mi rivolgo a te per ribadire l'importanza di un programma elettorale chiaro, semplice, attorno a pochi punti-problemi essenziali che pesano sui cittadini italiani. Un programma che non può però trascurare la dimensione internazionale del nostro Paese, con una precisa garanzia di coerenza nelle politiche e nelle relazioni internazionali, che trovi nella cooperazione lo strumento fondamentale di tutela della dignità umana, dei diritti fondamentali di ogni cittadino e dei beni comuni dell'intera umanità”. Comincia così la lettera del Cipsi, uno dei tre principali coordinamenti di ong italiane ai responsabili dei programmi elettorali.

Secondo il Cipsi, un programma elettorale che non presenti un preciso impegno di cooperazione internazionale, “fondato sui valori della solidarietà, sarebbe indice di una proposta politica chiaramente insufficiente oggi a governare un Paese come l'Italia. La solidarietà- cooperazione è infatti strumento di promozione della partecipazione alla vita civile e politica della collettività: un tassello fondante della democrazia pluralistica”.

Il Cipsi dall'inizio degli anni '80 ha svolto un'azione di coordinamento delle iniziative di solidarietà e di cooperazione internazionale realizzate dalle 45 associazioni associate. “Non un semplice luogo di elaborazione e gestione di progetti e di aiuti, quanto piuttosto sede di analisi, attraverso il dialogo ed il confronto con oltre 200 partner di oltre 60 Paesi, di ricerca ed approfondimento delle cause politiche, sociali ed economiche che stanno alla base dell'ingiustizia planetaria" si legge nella lettera. "Riteniamo oggi sia giunto il momento di superare la dimensione del fare ed affrontare le radici dei problemi, senza cadere in quel efficientismo tipico di chi riduce la cooperazione internazionale solo ad un trasferimento di risorse e di tecnologia dal Nord al Sud. Per questo riteniamo che il primo motivo di crisi della politica internazionale e della cooperazione italiana oggi sia dovuto ad una perdita stessa di identità”.

E Barbera continua: “La sfida che siamo “urgentemente” chiamati a vincere" - continua l'appello - "non sta soltanto nell'emanazione di una nuova legge che tenga conto dei cambiamenti avvenuti, ma consiste anche nel rilanciare in modo nuovo la cooperazione internazionale. Una nuova legge infatti, per quanto completa, non sarà sufficiente se la cooperazione non viene ripensata nelle sue radici e nella sua quotidianità. E' indispensabile tener conto dei cambiamenti avvenuti, non soltanto a livello internazionale nella nuova configurazione del mondo, ma anche nella percezione stessa del ruolo dei singoli e molteplici attori in campo. Si pensi, ad esempio, a tutto il settore di quella che viene chiamata “cooperazione decentrata”, oppure alla ridefinizione del ruolo delle ONG “Organizzazioni Non Governative”.

Riteniamo, per questo, indispensabile una nuova cultura delle relazioni internazionali, modificando anche a livello legislativo la legge per la cooperazione – in legge per le relazioni internazionali tra i popoli". 

“La cooperazione e la solidarietà internazionali devono essere considerate oggi come cartina di tornasole di quella che potremmo definire una rinnovata giustizia internazionale. Non devono condizionare solo la politica estera, ma anche la politica interna e la politica commerciale. Un asse trasversale di coerenza politica. Ma ciò significa mettere in crisi le scelte economiche e politiche, prendendo atto che la crescita non è vero che sia neutrale, la panacea di tutto! Significa superare il binomio sviluppo-sottosviluppo. Il vero problema del mondo di oggi non è la miseria, ma la ricchezza!

La storia ci dice che troppo spesso attraverso la cooperazione internazionale ed il cosiddetto “aiuto pubblico allo sviluppo” non solo non si sono risolti i problemi, ma si è peggiorata la situazione. Aiuto e cooperazione sono divenuti, di volta in volta, continuazione della dominazione coloniale, promozione delle imprese e dei modelli produttivi europei e nazionali, occasione per disfarsi del surplus agricolo ed alimentare, creazione di dipendenza politica, ulteriore impoverimento dei poveri. “Le politiche di sviluppo, concretamente, hanno svalutato e soppiantato le forme di produzione per la sussistenza e le forme di scambio locale, per imporre l'imperativo dello “sviluppo”. Hanno gettato le basi di un'economia di mercato orientata alla crescita, che significa dipendenza economica della società, moltiplicazione dei bisogni, una maggiore dipendenza individuale e sociale dalla produzione, dal reddito monetario e dal consumo, in una competizione di tutti contro tutti che alza le possibilità di arricchimento solo per alcuni, mentre condanna alla miseria tutti gli altri”. In una parola “sviluppo e cooperazione” sono divenuti una immensa e programmata fabbrica di miseria. Con una colpa in più, quella di ingannare i più poveri e i più deboli, mostrando loro i lustrini di un modello di società che, nei fatti, premia soltanto i ricchi”.

“La cooperazione, se vuole davvero essere se stessa, deve essere attenta non tanto alle strutture o alle infrastrutture, ma alle persone, ai loro diritti, alla loro libertà" conclude il Cipsi. "La libertà infatti, non è operare ciascuno secondo i propri interessi, ma agire ciascuno affermando le proprie idee , esercitando con pienezza i propri diritti, con piena osservanza di quei limiti che ai nostri diritti derivano dall'esistenza dei diritti altrui. I nostri diritti trovano pienezza solo nell'armonizzazione dei diritti di tutti gli esseri umani. Questo è il significato ed il valore di: Solidarietà. Non un gesto, non un aiuto, non un bene, non un progetto… ma equa condivisione e partecipazione ai beni comuni e al soddisfacimento di tutti i diritti fondamentali" - conclude la lettera.

 

 
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