Sal & Inf - vittime ed eroi

Una pubblicazione stimolante compare sul "Journal of Experimental Social Psychology": "Per sfuggire la colpa meglio non essere un eroe, ma una vittima". I risultati emergono dalle sperimentazioni condotte da Gray e Daniel Wegner della Harvard University

24-02-2011 - rubrica Salute del Domani

di Luisa Barbieri

Eroi o cittadini comuni?

Grandi opere e lodevole comportamento possono portare rispetto e ammirazione, ma questo non aiuterà a sfuggire la colpa quando, a seguire, venisse fatto qualcosa di sbagliato: risulta molto più utile, a salvaguardia di se stessi, soprattutto nelle situazioni di difficoltà, essere vittime, piuttosto che eroi. Nello studio, i partecipanti hanno risposto ad una serie di situazioni simulate che rispecchiano trasgressioni morali di vita reale, come per esempio rubare soldi a qualcuno.

I risultati hanno rivelato che, non ha alcuna importanza quante buone azioni siano state compiute precedentemente, gli autori dei misfatti, soprattutto se in precedenza vantavano comportamenti virtuosi, vengono colpevolizzati forse più di coloro che non possono vantare un background eroico. La ricerca ha dimostrato che coloro che, invece, hanno sofferto in passato, e che quindi rientrano nel ruolo delle vittime, risultano passibili di minor colpevolizzazione, anche se le motivazioni alla base della loro sofferenza sono totalmente indipendenti dal misfatto e dal tempo trascorso.

Dice Gray, direttore di The Mind Perception and Morality Lab at the University of Maryland:

La nostra ricerca suggerisce che la moralità non è come una sorta di banca cosmica nella quale è possibile depositare opere buone che poi potranno essere usate per compensare i misfatti futuri. L’opinione pubblica tende ad ignorare il passato eroico, se non a utilizzarlo come una sorta di aggravante nel momento in cui assegna la colpa.

Sembra che i risultati siano supportati dalla consuetudine di dividere il genere umano in: “attori” che possono agire il bene o il male e “pazienti” che, invece, possono solo subire il bene o il male. Psicologicamente la percezione della distanza tra eroi e malfattori è risibile, mentre quella tra criminale e vittima è enorme. Questo significa che gli eroi possono essere facilmente confusi coi malfattori, mentre è enormemente più difficile trasformare una vittima in un criminale.

Dalle sperimentazioni a supporto di questo studio si è visto che coloro che evidenziavano sofferenze passate subivano punizioni meno importanti per le malefatte commesse e questo dato suggerisce una spiegazione piuttosto evidente del perché molte celebrità giochino la carta del vittimismo nel momento in cui vengono sorprese coinvolte in situazioni passibili di punizione. Ovviamente questo studio non si propone di convalidare o meno la colpevolezza di chicchessia, indica semplicemente una strategia semplice ed efficace per sfuggire la colpa.

La gente trova difficoltà nel ricordare le malefatte delle vittime. Si è visto, sempre in fase sperimentale, che sottoponendo una lettura nella quale si racconta di un eroe, di una persona “normale” e di una vittima impegnate in un fatto criminale, la memoria del lettore tende a “dimenticare o rimuovere” la vittima dai responsabili.

Il tutto non contrasta il fatto che le buone azioni non solo donano benefici al sistema sociale, ma migliorano in modo significativo anche l’attore, in quanto il riscontro è comunque positivo, se non immediatamente, in proiezione futura.
Ma… E rimane questo ma… Scrivono Gray e Wegner:

Se volete difendervi dalle ire del coniuge per un anniversario mancato oppure volete salvarvi dalla condanna per un macabro delitto, invocate la vostra condizione di vittima con storie di abusi infantili, cuori spezzati e braccia rotte.

note di approfondimento:

 

 

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