Sal & Inf: letteratura e medicina

di Luisa Barbieri
20 novembre '12
Nel corso della mia quotidiana rassegna stampa medico-scientifica mi sono imbattuta in un breve articolo riguardante la UCSF (Università della California, San Francisco) e la preparazione alla professione destinata ai giovani medici, e non ho potuto fare a meno di soffermarmici.
Evidenzio il fatto che la UCSF è una delle principali università in tutto il mondo orientata a promuovere la salute attraverso la ricerca biomedica avanzata, propone, inoltre, la formazione post-laurea nel campo delle scienze della vita e delle professioni sanitarie; parliamo, quindi, di una scuola di medicina di tutto rispetto e, forse in virtù di tali caratteristiche, non è sfuggito un particolare davvero significativo: la possibile disumanizzazione del medico conseguentemente al rigoroso calendario scientifico cui gli studenti devono sottoporsi.
La forma mentale, col tempo, rischia di irrigidirsi allontanando l'aspetto umano, tanto importante nello svolgimento della professione medica.
Gli studenti possono, anzi, il più delle volte intraprendono gli studi di medicina animati da un elevato spirito umanitario, quasi a mitizzare la professione, la cura di chi soffre, ma, vuoi il programma di studi davvero estenuante, vuoi l'ambiente più competitivo che umanizzante che confluisce nelle cliniche universitarie e che, volenti o nolenti, occorre frequentare, lo spirito presto muta.
In virtù di queste osservazioni e a salvaguardia dei futuri clinici, come dei futuri pazienti, accolgo e divulgo il suggerimento del professore David Watts gastroenterologo e docente alla UCSF, convinto che per riportare il cervello di uno studente ad uno stato di equilibrio occorra una buona dose di letteratura, con particolare riguardo a poesie e racconti, considerandola parte fondamentale della preparazione medica.
Watts asserisce con convinzione, vista la grande importanza che assegna al rapporto medico-paziente, che poesie e racconti, anche per poche ore la settimana, possano mostrare ai giovani studenti la ricchezza e l'importanza delle relazioni umane, riaccendendo la “scintilla compassionevole”, al di là di ogni competizione, che manco dovrebbe fare capolino nella testa di chi sceglie di svolgere questo mestiere.
 
La Facoltà di Medicina della UCSF è stata collocata al terzo posto tra le scuole di medicina negli USA, secondo un sondaggio condotto da US News & World Report, pubblicato nel marzo 2012, e, tra le caratteristiche che annovera non si possono non considerare gli sforzi che il programma di studi comprende al fine di preparare gli studenti allo svolgimento della professione medica onorando l'aspetto umano dei loro pazienti. Tale rispetto in ambito relazionale ovviamente si riflette anche nell'alta considerazione volta verso le persone che circondano i pazienti. Non ultime saranno poste le relazioni privilegiate verso i collaboratori, quale che sia il loro ruolo nello staff clinico.
 
Watts, oltre che gastroenterologo e docente universitario, è anche scrittore e poeta, e forse in virtù dell'esperienza personale maturata, ritiene che il valore delle scuole mediche passi, per l'appunto, attraverso l'aggiunta della letteratura nel curriculum:
"La letteratura può essere una preziosa aggiunta al curriculum
e può contribuire a controllare la marea che
spinge i nostri studenti verso il percorso freddo e distante
della scientificità separata dall'umanità.
Ci sono poesie e racconti che possono riassumere
una grande quantità di lezioni riferentesi a casi clinici"
 
Watts ammette che l'inserimento nel curriculum scolastico della letteratura medica non sarà facile, considerando il costante incremento di conoscenze scientifiche e solo tante ore fisse da dedicare allo studio, ma, come lui stesso dice:
“una sola poesia a settimana
è in grado di offrire agli studenti una nuova prospettiva,
per non parlare di una tregua dalla routine accademica”.
 
Al di là dell'inserimento nel corso di studi universitari in medicina della letteratura, io credo sarebbe bene che il medico, e/o chi lavora nell'ambito della cura della persona, comunque riuscisse a considerare parte integrante della sua crescita professionale e umana l'allargamento della sua visuale, trovando valido ausilio nella letteratura, per l'appunto.
L'elasticità di pensiero e la sua stessa criticità permettono l'instaurarsi di relazioni migliori caratterizzate dall'empatia quale prerequisito indispensabile alla presa in carico.
É importantissimo riuscire a “camminare” con scioltezza anche sul terreno dell'interlocutore, soprattutto se sta chiedendo aiuto.
É importantissimo accrescere dentro di sé il valore delle emozioni e delle relazioni umane, nessuna scoperta scientifica può prescindere dalla considerazione elevata volta verso l'umanità del singolo, come del gruppo.
Questo è uno dei tanti motivi per cui non riesco a concepire un accordo e/o relazione tra medici ed azioni distruttive, come può essere una guerra:
“se hai scelto per professione di prenderti cura di qualcun altro,
non puoi cadere preda della conflittualità umana
esprimentesi attraverso azioni distruttive.
Un medico, o più in generale un curante,
NON può essere favorevole,
per nessun motivo al mondo,
alla guerra, alla tortura e/o a qualsivoglia discriminazione !!”
 
Note di approfondimento: