Sal & Inf: La corteccia orbitofrontale è coinvolta nella valorizzazione emotiva della memoria, evidenziato nelle demenze

a cura di Luisa Barbieri
5 agosto '13
Tutti i ricordi non sono creati allo stesso modo nel nostro cervello. Il ricordo di un evento, a breve come lunga distanza, dipende da una serie di fattori, il più importante dei quali è l'emozione che vi è associata.
Gli eventi emotivi catturano l'attenzione più velocemente di quelli che non possiedono tale caratteristica, ed è più facile ricordarli. É così che i ricordi di avvenimenti emotivamente densi si formano osservando un grande dettaglio, consentendone l'emersione in maniera estremamente vivida e anche molti anni dopo.
Avvenimenti densi di significato e capaci di avere stimolato forti emozioni sia individuali che sociali lasciano un'impronta dettagliatissima del momento: è facile che ci si ricordi nel particolare cosa stavamo facendo, dove eravamo e con chi quando le tv di tutto il mondo trasmisero gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, come se il nostro cervello avesse fotografato l'attimo. Questo tipo di memorie emozionali sono conosciute come “flashbulb memories”.
Lo stesso vale per gli eventi che assumono alta valenza emotiva a carattere individuale: la nascita di un bambino, il giorno del matrimonio, quello della laurea e tutto ciò che in qualche modo, vista l'alta carica emotiva, ha caratterizzato il nostro percorso vitale in contrapposizione a ciò che, invece, ha rappresentato la consuetudine che si è come dissolta nella ripetizione e nella scarsa, se non assente, carica emotiva.
 
Questo evidente fenomeno dimostra come il cervello adatti e dipinga la nostra memoria in relazione alle circostanze.
L'idea che memorie cariche di emozione siano conservate unicamente nel cervello risale già al 1890 quando il filosofo e psicologo William James suggerì che gli eventi emotivi lasciano “una cicatrice sui tessuti cerebrali”, sebbene non fosse chiaro in quali regioni specifiche del cervello.
Nel 1994 il neuroscienziato Ralph Adolphs descrisse il caso clinico di una donna di 44 anni affetta da una rara malattia genetica chiamata ipoproteinosi di Urbach-Wiethe evidenziando l'impossibilità a provare emozioni, come e nello specifico la paura, esperienza a lei sconosciuta, per via di un processo di calcificazione di una zona del cervello, chiamata amigdala. La sua memoria emozionale risultava gravemente colpita e al contempo non mostrava nessuna empatia umana. Il caso clinico portato alla luce da Adolphs ha portato un notevole contribuito volto a tentare di migliorare la comprensione del legame che ci potrebbe essere tra le emozioni e la struttura cerebrale.
 
I ricercatori hanno esaminato il fenomeno in pazienti affetti da demenza fronto-temporale , una rara forma di demenza che colpisce persone dai 50 ai 60 anni di età e per la quale a tutt'oggi non esiste terapia.
Queste persone lottano dinanzi alle situazioni di socialità e hanno difficoltà a capire come si sentono gli altri nel medesimo contesto, suggerendo che parti del loro cervello implicate nell'emotività sono compromesse
Sono state mostrate immagini evocatrici di risposta emotiva, come quella di serpenti o di incidenti stradali, ma né le emozioni, né il loro ricordo sembra avere intaccato il loro cervello, come invece sarebbe successo ad un coetaneo non affetto da demenza.
Il loro mondo è come se fosse in bianco e nero, senza nessuna esperienza colorata di emotività: il matrimonio di una figlia dal punto di vista emotivo corrisponde all'esperienza che si vive facendo rifornimento di benzina all'auto.
Non è nemmeno lontanamente immaginabile il vissuto di queste persone che vivono esperienze, ma senza alcuna connotazione emotiva.
É abbastanza ovvio il collegamento tra demenza frontotemporale e memoria emozionale, l'evidenza scientifica depone per un restringimento nella corteccia orbitofrontale quale causa primaria. Quindi ora è dimostrato che non solo l'amigdala, ma anche la corteccia orbitofrontale è cruciale nella formazione dei ricordi emozionali.
Perseverando nella ricerca in questo ambito è possibile tentare di comprendere meglio il legame tra memoria ed emozioni, aiutandoci, così, ad identificare come e perché ci ricordiamo quell'evento o quella persona meglio di altre. La migliore comprensione di questi processi nel cervello è in grado di offrire indizi su come le esperienze cariche di emozioni siano in grado di colorare i nostri ricordi e possano modellare la nostra esperienza nel mondo.

 

Note di approfondimento:
  1. Strutture cerebrali coinvolte nelle emozioni: Corteccia Prefrontale Mediale - http://physislog.net/2011/03/23/strutture-cerebrali-coinvolte-nelle-emozioni-corteccia-prefrontale-mediale/
  2. The orbitofrontal cortex is involved in emotional enhancement of memory: evidence from the dementias - Brain first published online July 9, 2013 http://brain.oxfordjournals.org/content/early/2013/07/08/brain.awt185.full?%250Aijkey=W0toELuxV7zY9Wc&keytype=ref
  3. Memoria: i ricordi si formano grazie a una proteina - http://scienze.befan.it/memoria-i-ricordi-si-formano-grazie-a-una-proteina/
  4. Sindrome di Urbach-Wiethe: la donna che non può avere paura - http://www.wellme.it/psicologia/mente-e-corpo/5902-urbach-wiethe-donna-paura