Diritti Umani: Monologo breve di un condannato a morte - Marco Cinque

di Marco Cinque
5 agosto '13
Quando si affronta l’argomento “pena capitale”, il pensiero non può non rivolgersi ai tanti discriminati, ai minorenni, ai malati mentali, ai poveri, alle minoranze, agli analfabeti, agli emarginati etc., che affollano i bracci della morte. In questo testo, invece, ho provato ad immedesimarmi nel peggiore dei criminali, un reo confesso, un killer seriale, un assassino senza scrupoli né sentimenti e ancora ho cercato di immaginare cosa una simile orrida persona potrebbe mai pensare, sentire e dire della pena di morte. Però, attenzione, il fatto che io cerchi di capire cosa ci sia dietro l’orrore non significa che lo condivida o lo giustifichi. Inoltre, ciascuno di noi ha in sé un lato oscuro, rifiutarsi di affrontare questo nostro aspetto o far finta che non esista non serve né a esorcizzarlo e né, tantomeno, ad estinguerlo.
“Posso tollerare la forza brutale, ma la ragione brutale è intollerabile”
- Oscar Wilde -

Sono un assassino, sì, lo riconosco
un criminale che ha rapito, torturato, ucciso
fatto a pezzi persone su persone
e scommetto che se avessi l’occasione
continuerei a fare le stesse cose
per seguire le mie malsane pulsioni
per alleviare la mia solitudine
ubriaca di disperazione

sono considerato un mostro?
sì, forse lo sono veramente
ma quel che ho fatto non l’ho premeditato
programmato, lucidamente progettato
ho solo seguito i miei istinti animaleschi
e per ogni crimine ammetto d’aver provato
il sollievo dell’oblio, la soddisfazione
per una morbosa passione
una bestiale depravazione
per questo sono punito

ma quello che voglio dire
è che voi, voi gente perbene
voi che mi avete condannato e imprigionato
non siete poi così diversi da me:
a te che m’hai denunciato
a te che m’hai arrestato
a te che m’hai processato
a te che mi stai materialmente uccidendo
e anche a te che sostieni la pena di morte
a tutti voi, io dico: cosa ci provate
di piacevole in tutto questo?

perché mi uccidete se poi dite
di trovare ripugnante l’omicidio?
perché giudicate il vostro crimine migliore del mio?
e per quale motivo io sono qui
mentre voi siete liberi di continuare a condannare
e uccidere legalmente quanto e chi vi pare?

ma ditemi, perché un governatore del Texas
comodamente seduto sulla sua poltrona
attraverso i suoi boia federali
ha potuto impunemente eliminare
molte più persone di quelle che ho ammazzato io?
e perché adesso questo stesso governatore
lo avete pure nominato vostro presidente?
e ancora perché questo presidente
può continuare i suoi omicidi legalizzati
realizzandoli con premeditazione, su scala industriale
all’ennesima potenza, sterminando comunità intere
per mano dei suoi bombardieri umanitari?

per quale motivo, cari civili concittadini
sarei una mostruosità da cancellare
mentre invece il vostro amato presidente
una rispettabile persona?
hanno detto: “ci sono delitti che diventano innocenti
per il loro numero, il loro clamore, il loro eccesso”
sì, forse è così, forse, se avessi ragionato in grande
se anch’io avessi fatto il governatore o roba simile
avrei potuto ammazzare quanto e come più mi piace
ricevendo onori e gloria
e magari premiato con medaglie al valore

dovete sapere, onesti cittadini
che la “morte giusta” non procura minor dolore
che il vostro siero letale non sarà in grado di iniettare
nemmeno il più piccolo barlume di giustizia
che le vostre camere a gas
i vostri plotoni d’esecuzione
le vostre sedie elettriche
i vostri nodi scorsoi
non faranno mai un mondo migliore
seppure questo è quello che credete

un uomo, vestito di giustizia
seduto sul suo scranno
col dito puntato come una pistola
in nome del popolo sovrano
ha sparato la sentenza: “occhio per occhio”
ha gridato, e gli applausi scroscianti
hanno tuonato come campane in festa

brava gente, civili signori
mi state dicendo che devo morire
che merito la suprema punizione
e uccidendomi pretendete
d’insegnarmi a non uccidere
è questa la vostra lezione:
punire la morte con la morte
ma chi sarà l’ultimo anello
di questa orrenda catena?
un uomo solo, in un mondo di morte
è questo il mondo che volete?

sono qui, adesso
crocifisso su un lettino asettico
legato come un animale
con un killer istituzionale vestito da dottore
che mi guarda, che mi tocca
che mi tasta le vene
che mi ficca nel braccio
il suo ago di merda… perdìo!
perdìo… mentre tutti voi siete lì
siete lì dietro il vetro
dietro le telecamere
dietro le vostre scelte elettorali
dietro i vostri chissenefrega
dietro le vostre cenette innocenti
a gustarvi gli istanti della mia esecuzione

sì, sono qui adesso
con l’ultimo secondo della mia vita
che sta per scadere
come una merce andata a male
e mi offrite la vostra carità
regalandomi anche un’ipocrita democrazia
concedendomi le ultime parole
prima di rendere l’anima al diavolo
ma nel mio addio, di tutte le parole
ve ne lascerò soltanto una, amici
l’unica che davvero meritate: fanculo!
sì, fanculo voi e la vostra
fottuta pena di morte

amen!