Sal & Inf: Cioccoshow 2013 - La magia del cioccolato - 9° ediz.

dal 13 al 17 Novembre '13
tornerà nel centro storico di Bologna
il Cioccoshow – La Magia del Cioccolato,
giunto alla 9° edizione
 
La manifestazione, considerata una dei maggiori eventi italiani di settore, oltre ad offrire a tutti i golosi di cioccolato il cosiddetto "cibo degli dei", rappresenta un'occasione per trascorrere del tempo in compagnia passeggiando nel cuore di Bologna:  Piazza Maggiore, Piazza Nettuno, Piazza Re Enzo, Via dell’Archiginnasio, Piazza Galvani, Via Orefici da mercoledì a venerdì dalle 10:00 sino alle 20:00, e al sabato sino alle 24:00.
 
Il programma è ricco e vario, ce n'è proprio per tutti i gusti
La manifestazione non manca, poi di mantenersi fedele allo spirito che la anima rendendo partecipi i cittadini attraverso l'istituzione di due concorsi e di alcuni laboratori:
- “Vinci il Tuo Peso in Cioccolato” è il concorso promosso da Il Resto del Carlino che premia le ricette con l’ingrediente cioccolato di 50 lettori
- il premio Cioccoshow Award, istituito nel 2011 da BF Servizi, CNA e CiocchinBo, che premia gli artigiani che, all’interno della manifestazione, si distinguono per la qualità della produzione e dell’esposizione del proprio prodotto
 
a cura di Luisa Barbieri Mongiorgi
 
Ci sono molti modi per arrivare al cuore di una donna, forse anche con una semplice e “banale” scatola di cioccolatini ?
Tante situazione cariche di simbolismo sono supportate dal cioccolato; non è vero forse che a San Valentino, quando tradizionalmente ci si scambia promesse d'amore, un mezzo per farlo è il cioccolato ? O che a Pasqua quando, avvolti dall'Amore che solo la rinascita a nuova vita può donare, troneggi l'uovo al cioccolato ?
Ci si domanda se il ruolo di questo speciale alimento sia solo simbolico, oppure se vada oltre; potremmo rifarci agli Atzechi che lo reputavano bevanda degli dei, tanto era esclusiva e gustosa e, quindi, divina, come suggerisce la stessa etimologia del nome scientifico che definisce la pianta del cacao: “Theobroma cacao” che deriva dal greco e significa “bevanda (broma) del dio (theo)”... è proprio vero che se adoriamo il nostro amato/a pensiamo a lui/lei come ad una divinità non possiamo che onorarlo con una bevanda all'altezza.
 
Il cacao contiene numerosissime componenti biologicamente attive:
le metilxantine (teobromina, caffeina e teofillina) responsabili delle cosiddetta “voglia di cioccolato”, oltre che idonee ad interagire con specifici recettori biologici che regolano le funzionalità del sistema nervoso centrale, del sistema cardiovascolare e del sistema endocrino;
le ammine biogene, ossia la serotonina, ad azione antidepressiva e la feniletilammina considerata “droga dell'amore”;
i flavanoli capaci di mantenere in salute i vasi sanguigni ed abbassare il rischio di aggregazione piastrinica che provoca la coagulazione del sangue;
gli endocannabinoidi: anandamide e N-acil-etanolamine, molecole che mimano l'azione dei cannabinoidi, specie l'anandamide che interagisce con i recettori dei comuni cannabinoidi presenti nel cervello.
Fermo restando i suoi componenti e la loro definita azione, oramai si sprecano gli studi che depongono a favore dei benefici procurati sulla salute umana dal cioccolato, come la sua capacità di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e dei disturbi dell'umore.
 
Viste le innumerevoli proprietà del cioccolato e il legame che questo nei secoli ha assunto a livello simbolico è lecito domandarsi se possieda pure proprietà afrodisiache. Si è tentati di assecondare l'ipotesi ed alcuni studi hanno suggerito lo stretto rapporto che lega il consumo di cioccolato e la soddisfazione sessuale femminile, come scoprirono involontariamente nel 2011 un gruppo di ricercatori del Centro di Medicina Sessuale dell'Ospedale San Raffaele di Milano, coordinati da Andrea Salonia, specialista in disfunzioni femminili:
«Una scoperta del tutto incidentale che presenteremo martedì prossimo,
a Londra, al Congresso internazionale
della Società Europea di Medicina sessuale.
Nel corso di un approfondito studio
sul comportamento sessuale di 163 donne,
di età compresa tra i 22 e i 59 anni, ci siamo accorti,
analizzando i dati conclusivi di una serie di questionari,
che nelle donne con abitudine quotidiana al consumo di cioccolato,
la soddisfazione sessuale è decisamente superiore
rispetto a quella di chi non fa uso della stessa sostanza».
Le donne erano state sottoposte nello specifico al test FSFI (Female Sexsual Function Index) capace di valutare: il desiderio sessuale, l'eccitamento dei genitali, la lubrificazione vaginale, l'orgasmo, la soddisfazione sessuale complessiva e il dolore durante il rapporto.
Come spiega Salonia:
«Le donne con l´abitudine all'utilizzo di cioccolato hanno registrato
punteggi significativamente migliori.
Il nostro è un dato descrittivo, statistico.
Il 78,4% del nostro campione fa uso di cioccolato
contro il 21,6% che non ne fa uso.
Ma la cosa particolarmente interessante
è che tra tutti gli indicatori analizzati,
peso, fascia di età, consumo di fumo, di alcol,
di caffè e molti altri ancora,
solo il consumo di cioccolato è risultato
in evidente relazione
con una maggiore soddisfazione sessuale».
 
Le motivazioni addotte dal gruppo di ricercatori a sostegno del legame cioccolato-libido ipoteticamente potrebbero essere legate ai principi nutrizionali che caratterizzano il cioccolato, come non può venire esclusa la possibilità che possano essere semplicemente di ordine psicologico, essendo legate ad un innalzamento del tono dell'umore di cui il gustoso alimento è responsabile.
In realtà non esistono prove biologiche valide a sostegno della capacità di eccitare o di esaltare le potenzialità amatorie per il cioccolato, così come per un certo numero di altri alimenti cui sono state attribuite qualità afrodisiache e per i quali si tende a credere più ad un effetto placebo, ossia alla loro capacità di indirizzare il pensiero verso la sessualità, visto il significato di cui sono stati investiti culturalmente, accendendola ed accentuandola.
 
Molti cibi, come per l'appunto il cioccolato, hanno acquisito fama afrodisiaca semplicemente perché considerati esotici e sconosciuti, destinati solo ai ricchi ed ai potenti.
Un'altra componente dell'aura che lo caratterizza è quella che viene definita “sympathetic magic”, conosciuta anche come legge della similitudine, che si basa sul concetto che se due cose appaiono uguali, potrebbe essere possibile coglierne gli stessi effetti, un esempio l'illusione di forza che dona il corno di rinoceronte.
Certo è che sesso e cioccolato hanno parecchio in comune: entrambi sono correlati a vasodilatazione e possono provocare vampate di calore, soprattutto in virtù del fatto che il cioccolato è tradizionalmente servito come bevanda molto calda, ma non per questo si possono accomunare se non, per l'appunto, come sympathetic magic.
Facendo poi riferimento al piacere, è davvero difficile battere il cioccolato per gusto ed aroma, tanto che le qualità sensoriali della crema di cioccolato che si scioglie in bocca sollecitano più il cervello dello stomaco e nei mammiferi, si sa, il gusto e l'odore sono considerati determinanti nell'attrazione sessuale, va da sé che questo aspetto non lasci indifferenti i cultori delle proprietà afrodisiache del cioccolato.
 
In ogni modo che questo dono della Natura sia effettivamente afrodisiaco oppure no, poco conta, visto quanto le sue capacità di sollecitare piacere siano indubbie e, strano ma vero, quanto faccia pure bene alla salute.
 
Note di approfondimento:

 

a cura di Luisa Barbieri Mongiorgi

 
La dottoressa Kate Loveman, docente di Letteratura inglese 1660-1789 presso l'Università di Leicester in Gran Bretagna, ha scoperto le prime ricette inglesi del “gelato” al cioccolato risalenti a 350 anni fa. Certo non poteva trattarsi di gelato, così come lo intendiamo noi, vista l'oggettiva mancanza della tecnologia del freddo che è arrivata molto più tardi, ma sicuramente un antenato del gelato al cioccolato lo si può considerare a tutti gli effetti. Seppure ai tempi (XVII sec.) venissero considerati piuttosto pericolosi per la salute, questi dessert erano davvero una delizia al palato.
La dott. Loveman, sull'onda di questa scoperta, ha pubblicato nell'agosto 2013 sul Journal of Social History (Oxford University Press) un lavoro davvero interessante orientato ad esplorare la prima storia del cioccolato in Inghilterra dal titolo ”The Introduction of Chocolate into England: Retailers, Researchers, and Consumers, 1640–1730” , essendo, nella seconda metà del 17° sec., il cioccolato considerato, insieme al tè e al caffè, bevanda esotica e molto ricercate tanto da rispecchiare in parte gli usi di una ristretta fascia di popolazione e rappresentando uno status symbol.
 
Le ricette vennero raccolte e conservate dal Conte di Sandwich nel 1668, scritte dopo che egli si innamorò della bevanda mentre svolgeva la funzione di ambasciatore straordinario in Spagna nel 1660, qualche centinaio di anni prima che il suo famoso e creativo pronipote John Montagu di Sandwich inventasse il panino che prende il nome per l'appunto dalla famiglia di appartenenza.
La ricetta originale del Conte di Sandwich recitava alla lettera:
“Prepare the chocolatti [to make a drink]… and Then Putt the vessell that hath the Chocolatti in it, into a Jaraffa [i.e. a carafe] of snow stirred together with some salt, & shaike the snow together sometyme & it will putt the Chocolatti into tender Curdled Ice & soe
eate it with spoons.”.
“Preparare il cioccolato, metterlo in una caraffa piena di neve e mescolarlo aggiungendo un po’ di sale, agitare il tutto finché il cioccolato non sarà compatto e ghiacciato,
poi mangiare con il cucchiaio”
 
Effettivamente la ricetta non descrive il procedimento del vero e proprio gelato, come asserisce la dott.ssa Loveman “corrisponde di più ad una versione molto solida e scura della bevanda al cioccolato servita ghiacciata, per capire meglio possiamo fare riferimento al caffè ghiacciato che oggi degustiamo nelle caffetterie.
Visto che nel 1600 la tecnologia non offriva la possibilità di ghiacciare, visto il valore che veniva attribuito al cioccolato, questa preparazione non poteva che essere considerata l'espressione di un lusso smodato. A questo si deve aggiungere che il consumo del cacao veniva attentamente monitorato in quanto, secondo i medici del tempo, se consumato freddo sembrava causare insonnia, emorroidi ed ipersecrezione di muco, tanto che divenne opinione diffusa assegnare a questo dessert la poco onorevole dote di poter essere causa di danni allo stomaco, al cuore e ai polmoni. Il Conte di Sandwich rispose alle accuse che condannavano la sua bevanda e arrivò a suggerire il rimedio: dopo circa un quarto d'ora dalla degustazione della bevanda gelata berne una calda.
Complessivamente sono state ritrovate sette ricette, tra cui una acquistata dal conte Montagu da re Carlo II che per migliorare, a suo avviso, il sapore del cioccolato lo “arricchì” con ingredienti stravaganti tra cui il vomito di balena, conosciuto come ambra grigia, il muschio e lo zibetto, una sostanza estratta dalle ghiandole dello zibetto, detto anche gatto civetta. Per dirla in breve: ciò che è a disposizione solo di una fetta minoritaria di persone deve acquisire caratteristiche stravaganti e trasgressive, quasi a compensare e forse giustificare il privilegio.
 
Da questa storia, tra le tante quasi a mitizzare, si desume che gli spasmodici amanti del cioccolato, i cosiddetti chocoholics, non sono una novità, ma da ché si è avuto la possibilità di degustare tanta delizia coloro che l'apprezzano sino ad amarla non sono mai mancati e dubito che un giorno potrà mai accadere che tanto gusto venga bistrattato.
Il manoscritto scoperto e reso pubblico dalla dott.ssa Loveman, oltre alle ricette inedite, rendeva noto anche l'aspetto commerciale che denunciava quanto il cioccolato fosse considerato prezioso ed ambito; emerge una mappa delle dinamiche sociale e commerciali legate alla commercializzazione dei prodotti esotici antenata della globalizzazione neoliberista tutt'oggi in corso
Nel 1690 si riferisce delle cosiddette “case del cioccolato” dove si poteva comprare e degustare la preziosa bevanda, è conseguenza diretta il fatto che tali siti fossero considerati d'élite, frequentati dagli aristocratici e comunque da persone appartenenti alle classi agiate della popolazione. Il cioccolato quindi godeva di un valore aggiunto a livello sociale, ragion per cui veniva spesso citato in letteratura quale specificità di un ambiente raffinato e ricercato.
Oggi fortunatamente questa delizia non è più solo per i ricchi ed i potenti, ma tutti noi possiamo liberamente essere dei “chocoholics” percependoci così tutti un po' più privilegiati; sarebbe una gran cosa che mentre la gustosa crema si scioglie in bocca e se ne assapora il gusto si potesse sognare la possibilità di costruire una Comunità ove la parola “privilegio” potesse assumere ben altro significato che non quello che caratterizzava i nostri avi ma che, ahinoi, persiste caratterizzando la sua triste e discriminatoria divisione tra umani.
 
Note di approfondimento:

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