le nostre storie: misuriamo il nostro quoziente di stupidità - Marco Cinque

di Marco Cinque
17 novembre '14
Questa è una vecchia storiella: in mezzo a un tavolo ci sono 12 mele e attorno vi siedono tre persone: un ricco signore, un umile lavoratore e un povero straccione.
 
Il ricco signore, arraffando 11 mele dice all’umile lavoratore: “guarda che lo straccione vuol fregarti la tua mela”. Così l’umile lavoratore e il povero straccione, ogni volta, continuano invariabilmente a cascarci come allocchi.
Possiamo cambiare gli interpreti e le epoche storiche, sostituire l’ultima ruota del carro con un immigrato, un Rom o chi volete, ma disgraziatamente il risultato non cambierà e la rabbia degli “ultimi” continuerà ad avere una pessima mira.
Ci si fida talmente dei luoghi comuni e degli stereotipi inculcati dal padrone o sfruttatore di turno, che gli sfruttati preferiscono fidarsi degli stessi che li schiavizzano, salvo poi farsi la guerra e massacrarsi tra loro.
Ora sappiamo che i facili stereotipi sono pericolosissimi, poiché nutrono la pancia dei peggiori populismi, alimentando intolleranze e razzismi e rendendo estremamente conflittuale la convivenza, soprattutto tra la fasce sociali più sofferenti. Ma fortunatamente quegli stessi stereotipi sono anche facilmente smascherabili, basta ribaltarne la prospettiva, come mi è capitato di leggere anche su questo social network: “Fatemi capire bene il concetto secondo cui un immigrato in Italia “ruba il lavoro” mentre un italiano all’estero “lotta per il proprio futuro”.
Ecco, se avessimo almeno un briciolo di intelligenza, capiremmo che magari 12 diviso 3 dovrebbe far quattro e molto probabilmente non avremmo i problemi causati da una spartizione tanto squilibrata quanto iniqua e ingiusta. Ma siamo davvero così intelligenti come crediamo, se ogni volta lasciamo prendere le mele ai prepotenti, ai furbi, agli arroganti, tenendoci stretto il nostro misero frutto e prendendo a calci chi ha meno di noi? Non sarà che forse, noi esseri umani, dovremmo seriamente decidere di iniziare a misurare non tanto i quozienti di intelligenza quanto quelli della stupidità per comprendere davvero chi siamo?