Sal & Inf : Il lavoro a turni può incidere sulla salute

a cura di Luisa Barbieri 18 maggio '15
A proposito di lavoratori e dei cambiamenti in essere negli usi del nostro Paese inserito in un disegno globale che pare dimenticare le esigenze dell'essere umano, non ci si può non soffermare su quella tipologia di dipendenti, i cosiddetti turnisti che, viste le spasmodiche esigenze di mercato, sono assoggettati ad un'organizzazione lavorativa che non può fare a meno del modello rotazione per turni.

Si sono evidenziate in maniera netta le problematiche che conseguono tale trattamento, in quanto a ruotare non è solo l'orario di lavoro, ma la vita stessa del lavoratore.

Il nostro è un mondo che nutre l'ambizione di non fermarsi mai, di essere riuscito a trasformare la ritualità sociale settimanale in funzione di esigenze più elevate che coincidono con il mercato.

Come per il posto di lavoro fisso e a tempo indeterminato così il modulo di lavoro cosiddetto tradizionale, nonché rispettoso delle esigenze individuali e famigliari, è variato per una gran parte di lavoratori, anche gli orari sono diventati flessibili e variabili. «Secondo gli ultimi studi epidemiologici, almeno un lavoratore su tre non fa più il classico orario 9 - 17» conferma Francesco Fanfulla, specialista di Medicina del sonno della Fondazione Maugeri di Pavia. di Silvia Sperandio - Il Sole 24 Ore - (leggi su http://24o.it/5pvkMi )

Secondo i dati U.E. del 1997 un lavoratore su cinque è un lavoratore notturno, ovviamente questo trend è in aumento in sintonia con il cambiamento delle abitudini e la velocizzazione della produzione e del consumo.

Ci si chiede se la distribuzione delle ore di lavoro seguendo dei moduli di turnazione possa incidere sulla qualità di vita delle persone e quanto sulla loro salute.

Da una decina di anni a questa parte, la cosiddetta “sindrome del lavoratore turnista” è entrata nella classificazione delle patologie lavorative colpendo il 10-15% dei lavoratori a turno.

La sindrome è caratteristica dei lavoratori turnisti, in genere con turno variabile durante la settimana, che presentano disturbi della veglia come sonnolenza, irritabilità, calo delle prestazioni, insonnia e disturbi viscero-vegetativi a carico dell'apparato gastrointestinale, nonché cardiovascolare.

Con il persistere delle condizioni di lavoro a turni ruotanti, il disturbo tende a cronicizzarsi.

Il turno lavorativo maggiormente incriminato è quello notturno, ma non si può sottostimare la flessibilità degli orari di lavoro che faticano a permettere una qualità di vita sociale fluida ed appagante, sinanche indispensabile a salvaguardia della qualità della vita.

Il lavoro a turni è disciplinato dal D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 e dalla contrattazione collettiva cui la legge fa rinvio.
Il decreto lo definisce come: “qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro anche a squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo o discontinuo, e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane” e come lavoratore a turni “qualsiasi lavoratore il cui orario di lavoro sia inserito nel quadro del lavoro a turni

É oramai accertato che il lavoratore turnista presenti spesso ripercussione sul ciclo sonno-veglia a causa dell'insorgenza di disturbi del ritmo circadiano, su Sleep Health (Journal of the National Sleep Foundation) è stato recentemente pubblicato un lavoro dell'Università del Wisconsin Facoltà di Medicina e Sanità Pubblica che per l'appunto si è soffermato sulle conseguenze cui il lavoratore incorre e l'intero sistema socio-sanitario subisce.

Il lavoro a turni rappresenta un'occupazione ad alto rischio per la salute del lavoratore oltre che a crescente rischio sociale, essendo tale metodica lavorativa sempre più diffusa; viene a sottolineare sempre più le differenze tra lavoratori ad alto e a basso stato socio-economico.

Lo studio dell'Università del Wisconsin Facoltà di Medicina e Sanità Pubblica ha determinato il fatto che gli impiegati sottoposti a turnazioni è più facile che presentino problemi di sovrappeso e di disturbi del sonno con conseguente maggiore probabilità di sviluppare disturbi metabolici rispetto ai lavoratori sottoposti ad orari tradizionali.

I turnisti sono più frequentemete uomini, solitamente a basso livello di istruzione, e svolgono le loro mansioni per lo più in ambiente ospedaliero, nell'ambito delle industrie di trasporto e di produzione. La loro vulnerabilità ai problemi legati al sonno sono legati al lavoro nelle ore notturne e/o ai turni di rotazione che non danno stabilità nell'ambito dei ritmi circadiani.

Lo studio intrapreso tra il 2008 e il 2012 ha compreso 1593 partecipanti che sono stati valutati in termini fisici attraverso la rilevazione dei parametri antropometrici a determinare l'indice di massa corporea ed eventuali dismetabolismi, attraverso valutazione dell'emoglobina glicosilata, e psichico, attraverso la somministrazione di un questionario.

I turnisti hanno significativamente maggiori probabilità, rispetto ai lavoratori assoggettati alla pianificazione tradizionale, di essere in sovrappeso: 47,9% v/34,7%

Lo stesso vale per i disturbi del sonno per i quali si rileva un 23,6% v/16,3%

Non è chiaro se vi possa essere un legame tra i disturbi del sonno e il sovrappeso con possibile conseguente dismetabolismo, certo è che l'associazione parrebbe essere significativamente più elevata tra i turnisti che denunciano insonnia o insufficiente riposo. 

Sarebbe bene che la Sanità pubblica prendesse in attenta considerazione le valutazioni che oramai diversi studi scientifici proclamano in quanto il problema dell'individuo è comunque un problema sociale, tanto è che condizioni di vita igienicamente deficitarie altro non possono che incidere sulla qualità del lavoro e quindi della società tutta.

 

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