Sud del Mondo

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L'Associazione N.A.Di.R. (Organizzazione di Volontariato - Onlus a carattere socio sanitario destinata alla cura e alla prevenzione dei Disturbi del Comportamento Alimentare inquadrabili nell'ambito dei Disturbi di Relazione, attraverso un'azione sul territorio nazionale con allargamento nel Sud del Mondo attraverso missioni di interscambio) presenta una testimonianza della Missione avviata in collaborazione con la Congregazione burundese delle Suore di Bene Mariya.

La costruzione di un ospedale di 1° livello (secondo l'OMS) sulle colline di Mivo, una zona molto vasta e scoperta da ogni servizio socio-sanitario collocata nel nord-est del Burundi. La N.A.Di.R. si è impegnata nella collaborazione dell'avvio della struttura sia per quanto riguarda il supporto sanitario, sia per quanto riguarda la formazione di personale del luogo destinato a portare

avanti la struttura ospedaliera. Vista la difficile situazione uMissione di interscambio socio-sanitario N.A.Di.R. - Burundimanitaria, la N.A.Di.R. cerca di provvedere alla copertura economica dei trattamenti sanitari (adozione dell'ospedale) che in altro modo sarebbero usufruibili solo a pagamento, conseguentemente inufruibili
dalla gente della collina di Mivo che versa in condizioni di estrema povertà.

L'interscambio prevede, in proiezione futura, la possibilità di interazione-integrazione di alcuni pazienti trattati seguendo il programma medico rieducativo atto a disavezzare dalle dipendenze autodistruttive che li caratterizzano.

 
 

 

L’AFRICA C’E

NADiRinforma: si propone un breve spot a divulgazione della campagna di sensibilizzazione promossa dall'Assoc. Chiama l'Africa e dal Cipsi. “Molti amano l'Africa, ma pochi sono quelli che poi veramente amano anche gli africani”. E' questo il filo conduttore della campagna. Si cerca di avviare un processo di sensibilizzazione e di coinvolgimento realizzata con l'ausilio di cento sagome di persone africane colorate, con le fisionomie di uomini e donne, anziani e bambini; le sagome saranno sistemate nelle piazze di una ventina di città italiane. Elemento in comune di queste sagome artistiche è che ritraggono tutte persone africane, che vivono oggi o in Italia o in Africa. E' lo strumento visivo che il Cipsi ha scelto per lanciare la sua nuova campagna di sensibilizzazione “L'AFRICA C'E'”, a dieci anni di distanza dalla prima.

L'Africa è un continente ricco di gente, di valori, di dignità.
Noi siamo figli del continente africano. Per entrare nel cuore e nella vita della gente, per mettersi in comunicazione con noi. In mezzo a queste sagome di persone africane ce ne saranno alcune autospecchianti, in modo che chi cammina per la piazza si senta egli stesso parte del gruppo, inserito in questo squarcio di umanità” ci dice Eugenio Melandri di Chiama l'Africa.
Le riprese sono state effettuate a Venezia e a Padova, produzione Arcoiris Bologna
 
Visita il sito:www.cipsi.it
Visita il sito: www.chiamalafrica.it
 
 
 
La nostra associazione, pur lavorando sul territorio, ha deciso di sensibilizzarsi e tentare un approccio esecutivo creando progetti di solidarietà destinati ai Paesi in via di sviluppo, ci si domanderà il perché … perché dei medici che hanno progettato e sviluppato un programma destinato ai disturbi di relazione vogliono entrare nel circuito del Sud del Mondo ?
Che relazione c'è tra l'anoressia nervosa, la bulimia e l'obesità con la fame nel mondo, con le guerre, con lo sfruttamento ?
L'ansia, la depressione reattiva, le compulsioni … non sono forse il frutto del 1° mondo ?
I bisogni, i disagi, le patologie sono diverse… Che cosa c'entriamo noi con la situazione internazionale ?
Noi facciamo parte della società tecnologica, di quella società che ha superato la lotta contro le endemie, noi abbiamo i farmaci, le strumentazioni, il cibo non ci manca proprio, anzi … I bisogni primari oramai per noi sono un optional … ripeto: cosa pensiamo di fare avvicinandoci a quelle culture così “lontane” ? perché “rovinare” le nostre giornate facendo mente locale sulle tragedie del mondo povero ? quelle immagini…. così cariche di sofferenza… quegli atteggiamenti così “invasati”, quel modo così assurdo di tentare di salvaguardare e/o conquistare diritti umani … ma perché i media si ostinano a propinarci immagini di sofferenza ? Il nostro è un mondo civile… insomma, non possiamo sorbirci ancora le sventure di chi soffre … i nostri antenati quelle situazioni già le hanno vissute…. Basta!!! Godiamoci il frutto delle loro conquiste!! Se quelli muoiono di fame, insomma che si diano una mossa …. non ci pare che abbiano poi tantissima voglia di fare, si lasciano andare, si rassegnano alle dittature che noi imponiamo loro…. ma che imparino a ribellarsi come ai tempi fecero i nostri avi!
Per non parlare poi delle immigrazioni: arrivano da noi pretendendo lavoro, casa, cibo…. addirittura il diritto alla cittadinanza …. Ma le cose vanno conquistate, cosa credono ? e le malattie che stanno importando ?
Non è così appagante per noi viaggiare in quei paesi magari regalando qualche indumento vecchio ? (che loro apprezzano moltissimo), oppure qualche penna biro, qualche caramella, un po' di denaro (poco però, perché noi dobbiamo e vogliamo sentirci ricchi quando andiamo da loro, sia chiaro!), è carino andare in quei paesi perché è come fare un tuffo in un mondo fantastico, inesistente … Con le loro tradizioni tribali, i loro visi così dolci e commoventi ( come è bello sentirsi buoni mentre elargiamo una carezza a quei bambini che stanno morendo di fame!). E' piacevole portarsi a casa come souvenirs i prodotti del loro artigianato, possiamo comprarne a vagonate, tanto non costano niente… del resto loro ne approfittano con noi, ce li fanno pagare dieci volte tanto il loro valore… ma noi siamo buoni e lo tolleriamo, magari contrattiamo un po' sul prezzo (del resto è quello che loro vogliono, ce lo dicono le guide dei tour operators) e compriamo.
Cosa si lamentano poi ? in fondo noi portiamo dei bei dollarini in quei paesi… se non ci fosse il turismo vorrei vedere come se la caverebbero!
Del resto le multinazionali del turismo stanno costruendo strutture meravigliose…. dove gli indigeni non possono nemmeno pensare di mettere piede, se non per lavorare ed essere sfruttati, però … il paesaggio assume una connotazione molto più piacevole, almeno vicino a quelle baracche che sono le loro case (non si danno nemmeno da fare per tenerle pulite, questo bisogna dirlo… perché una rinfrescatina ogni tanto la potrebbero dare!!…. è che non ne hanno voglia, aspettano che lo facciamo noi) svettano delle belle costruzioni che nulla hanno a che spartire con la cultura, la tradizione del Paese ospite … del resto cosa dovrebbero fare le multinazionali ? farci dormire nelle baracche senza aria condizionata e piscina ? Già sopportiamo i cattivi odori provenienti dalle fogne a cielo aperto, camminiamo sulle strade sporche rischiando di contaminarci, dobbiamo persino prestare attenzione a ciò che beviamo o mangiamo… insomma almeno nei momenti di relax abbiamo bisogno del nostro mondo civile… in altro modo sarebbe insopportabile”.
Il perché di apertura di questo mio articolo è sintetizzato … NOI ABBIAMO BISOGNO di quelle tradizioni, noi abbiamo bisogno di quella capacità di relazionarsi, noi abbiamo bisogno di comprendere da vicino cosa significa la sofferenza, quella vera… la fame, quella vera … i bisogni primari … ci siamo impoveriti, siamo diventati miopi … non riusciamo più a vedere ciò che ci circonda, ad assaporare l'essenza della vita stessa. Crediamo che tutto sia un dato di fatto, crediamo che la conquista non sia più in valore se non in relazione alla produttività.
Pensiamo che relazionarci senza produrre sia una perdita di tempo... crediamo che il tempo non abbia significato se non in rapporto al denaro.
Non ce la facciamo più a pensare con la nostra testa, abbiamo bisogno di condizionamenti costanti, abbiamo perso la nostra identità sia come individui che come società.
Crediamo che il Sud del mondo abbia bisogno di noi, pensiamo che le nostre elemosine, spesso i nostri rifiuti, rappresentino la soluzione ai loro problemi, pensiamo che il 1° mondo abbia conquistato il senso della civiltà.
Crediamo di essere gli unici capaci di lavorare, di produrre, di migliorare la qualità di vita … come mai i suicidi dalle nostre parti sono in aumento ? e le sdr. depressive ? e le malattie da sovralimentazione ?
Non ci vogliamo neppure porre nella posizione di domandarci se poi sia tutto così corrispondente al vero.
Perché le ricchezze (e sono tante) del Sud del mondo arricchiscono il Nord ?
Perché abbiamo il bisogno di entrare nella dinamica politica di quei paesi ?
Su che basi crediamo di poter esportare la civiltà ? “esportare”… direi imporre!!
Perché le nostre avanzatissime case farmaceutiche non producono farmaci e/o non conducono studi adeguati per risanare le endemie?
Crediamo forse che con qualche “missione umanitaria” la situazione si possa risolvere ? oppure che tutte quelle sofferenze di cui non vogliamo sentire parlare si possano alleviare ?
Crediamo forse che le nostre “sante” guerre possano davvero portare “democrazia” ?
Ci siamo chiesti mai che cos'è la democrazia ?
Il rispetto per l'altro ?
La condivisione ?
Ci siamo chiesti che cosa spinge degli esseri umani a lasciare le loro famiglie, le loro tradizioni per tentare di migliorare la loro ( e quella dei loro cari) qualità di vita, rischiando di morire ? dire “rischiando” mi sembra quasi di usare un'espressione svilente e sprezzante nei confronti del rischio reale al quale milioni di persone ogni giorno vanno incontro.
Visto che i nostri avi hanno fatto la nostra storia : come mai decisero di partire verso i nuovi mondi ? vennero trattati come merce ? o venne data loro la possibilità di crearsi e creare un mondo teoricamente più appagante ?
Mi domando il perché la nostra memoria storica ogni tanto inceppi in qualche buco, subisca dei viraggi interpretativi … che sia una questione di comodo ?
Dove è finito nel nostro mondo “civile”, il rispetto per l'essere umano ?
Abbiamo paura del diverso colore della pelle ?
Abbiamo paura del diverso credo religioso ?
Abbiamo paura delle diverse tradizioni ?
Abbiamo paura di ricondurci tutti quanti allo stato di esseri umani ?
Abbiamo paura di capire che la nostra cosiddetta civiltà ha qualche lacuna ?
Abbiamo paura di arricchirci nell'interscambio culturale ?
Di cosa abbiamo realmente paura ? di prendere atto che siamo dei razzisti ?
Abbiamo paura della diversità ?
Abbiamo paura di capire che siamo poveri molto di più dei poveri che popolano il Sud del Mondo ?
Quello che la nostra associazione sta tentando di fare è provare a stimolare gli individui nel corso del loro programma di riadattamento a mettersi in discussione, a porsi delle domande, ad aprire gli occhi su di un mondo che non termina sul Mar Mediterraneo, ma che è ricco di risorse umane e non solo.
Il prendere atto ed il constatare di fare parte del Pianeta, l'agire nel tentativo di ricondurlo alla ragione, l'arricchirsi della diversità che altro non può che consolidare la nostra individualità … sono ragioni, a mio avviso, piuttosto determinanti a sostegno della nostra partecipazione quale realtà associativa al tentativo di entrare nel motore del mondo.
Luisa Barbieri
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