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Roma, si apre il vertice Fao
Il direttore generale Diouf: basta parole, è il momento dei fatti


Basta parole, è il momento dei fatti. Si riassume nel messaggio del direttore generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, il significato che dovrebbe assumere il vertice mondiale del Fondo per l'alimentazione e l'agricoltura, apertosi oggi a Roma. Rilanciare la lotta contro fame e povertà e incrementare la produzione agricola nei paesi in via di sviluppo: è questa la sfida che vede riuniti oltre quaranta di capi di Stato, tra cui anche il presidente iraniano Ahmadinejad e quello dello Zimbabwe Mugabe, entrambi contestati per le politiche dei diritti umani nei rispettivi Paesi. Ma anche adottare azioni contro il rialzo dei prezzi alimentari, contrastare scarsità di terra ed acqua, affrontare le conseguenze del cambiamento climatico, della produzione di biocombustibili e della crescita della popolazione.

Ban Ki MoonAumentare la produzione di cibo. L'incontro di Roma è stato aperto dal Segretario generale Ban Ki Moon, che ha evidenziato la necessità di aumentare la produzione alimentare del 50 percento entro il 2030. Le riserve di cibo sono infatti al loro minimo da 25 anni. "I Paesi donatori - ha detto - dovranno mettere a disposizione fino a 20 miliardi di dollari l'anno, per diversi anni". Poi, secondo Ban Ki Moon, sono indispendabili misure che vanno dal microcredito alla ricerca, fino ad azioni per il contenimento dell'impatto dei rincari sull'inflazione. Ma soprattutto, occorre ridurre le tariffe alle esportazioni e i dazi d'importazione, oltre ad attenuare quelle misure fiscali che penalizzano il mercato.

BiologicoInvestimenti necessari. Oltre ottocento milioni di persone soffrono di fame o malnutrizione. Secondo Diouf, gli investimenti necessari per dare impulso all'agricoltura devono essere indirizzati direttamente ai produttori dei Paesi poveri: sementi, fertilizzanti e strumenti moderni sono le necessità primarie. "Queste popolazioni - ha riferito il direttore della Fao - non possono continuare a lavorare come nel Medioevo in condizioni di incertezza ed esposte ai capricci del tempo. Sono perciò necessari investimenti: nella infrastruttura rurale, specialmente per il controllo dell'acqua per l'irrigazione e il drenaggio, considerando per esempio che il 96 percento della terra coltivabile nell'Africa sub-sahariana dipende dalle piogge; poi c'è bisogno di silos per evitare la perdita del raccolto, che può arrivare fino al 60 percento per certe coltivazioni. Le strade rurali sono, infine, essenziali per permettere che i raccolti raggiungano i mercati interni e regionali a prezzi competitivi".

Assistenzialismo agricolo. Oltre agli interventi sulle agricolture dei Paesi poveri, un altro problema fondamentale al centro dell'incontro di Roma è costituito dai sussidi ai coltivatori dei Paesi ricchi. Ai partecipanti al summit si chiederà di cominciare a pensare come liberarsi dell'eredità di politiche agricole e commerciali ritenute da molti direttamente responsabili dell'arretratezza e della povertà degli agricoltori nei Paesi poveri. A causa del generoso sostegno economico elargito dagli Stati occidentali ai grandi produttori nazionali, per i produttori dei Paesi poveri è diventato ormai impossibile competere nel mercato globale. Tuttavia, il vice-direttore generale della Fao, Jim Butler, ha annunciato che la bozza del documento che potrebbe fornire la base per la dichiarazione finale del summit non contiene riferimenti espliciti a un'eventuale revisione delle politiche dei sussidi.

Dal campo al serbatoio. Un argomento oggetto di forte critica in discussione al vertice è quello dei biocombustibili. Alla vigilia del summit, i produttori europei e statunitensi hanno inviato una lettera a Diouf per scongiurare, o quanto meno mitigare, critiche troppo pesanti. L'intenzione era di ottenere una rassicurazione circa il fatto che ai bio-carburanti non venisse imputata la responsabilità dell'impennata dei prezzi che sta letteralmente facendo morire di fame milioni di persone. Ciononostante, le dichiarazioni del direttore della Fao sono state tutt'altro che concilianti: "Nessuno riesce a capire perchè 11 miliardi di aiuti nel 2006 e tariffe doganali protettive dovrebbero essere usati per stornare 100 milioni di cereali dal consumo umano al carburante per veicoli", ha detto Diouf.

Jacques DioufIl dilemma bio. Durante il primo giorno dei lavori, il presidente brasiliano Lula difende la canna da zucchero per il bioetanolo, affermando che non è responsabile in nessun modo della deforestazione dell'Amazzonia e che 'non toglie terra alla produzione di alimenti'. E' tuttavia incontestabile che, secondo i dati riportati dall'Oecd (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l'utilizzo di cereali e olii vegetali è aumentato del 60 percento tra il 2005 e il 2007. E che, stando a quanto riporta il Fondo monetario internazionale, tra il 20 e il 30 percento degli aumenti dei prezzi del cibo sono da addebitare ai bio-carburanti, che da soli hanno assorbito metà della domanda dei principali prodotti alimentari.
Luca Galassi

La Fao deve chiudere
Mezzo milione di dollari al giorno. Per mantenere funzionari Onu



La Fao, per dirla con le parole del presidente del Senegal Abdoulaya Wade, deve chiudere. Per il semplice motivo che la Fao è uno scandalo, uno degli esempi del come non si deve fare cooperazione.
La Fao denuncia, grida, urla che il mondo è alla fame, che la crisi è gravissima. Che altri milioni di persone si stanno sommando ai milioni che già oggi soffrono la fame.
Bene. E la Fao cosa fa? Spenderà 784 milioni di dollari per affrontare il problema nei prossimi due anni.
Cioé un milione di dollari al giorno.
Come li spende? Una commissione di economisti guidata da Leif Christoffersen e voluta dalla stessa Onu, ha accertato che almeno la metà di questi soldi, cioé un milione di dollari ogni due giorni, è spesa per mantenere la struttura burocratica di questo colosso delle Nazioni Unite. "In molti uffici - dice la commissione - i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma".
Oggi il Giornale, per la penna di Emanuela Fontana, ci spiega che la parola food, cibo, compare solo tre volte nel bilacio, per un totale di 90 milioni di euro su quasi ottocento. Duecento milioni di euro se ne vanno solo per le spese necessarie a "riunire" i dipendenti.
Deve chiudere anche perché ci sono altre agenzie dell'Onu che si occupano degli stessi temi: il Fondo Internazionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura (435,7 milioni di dollari), il World Food Programme (cinque miliardi di dollari), il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (4 miliardi e 440 milioni di dollari). Un totale di circa dieci miliardi di dollari all'anno spesi dalle Nazioni Unite per risolvere il problema della fame nel mondo. O girando la frase secondo le indicazioni della stessa commissione Onu, 27 milioni di dollari spesi ogni giorno per mantenere le strutture. E quindi anche la fame nel mondo, che a quanto pare è un bel business per i "funzionari della cooperazione".
Maso Notarianni
Fame di profitto
La speculazione finanziaria dietro il boom dei prezzi agricoli


Il boom dei prezzi dei generi alimentari rischia di far morire di fame mezzo mondo e crea forti disagi all’altra metà. L’Onu ha parlato di una catastrofe paragonabile allo tsunami. Che però è un fenomeno naturale e in quanto tale inevitabile. Mentre quello che sta accendo, nonostante quello che ci vogliono far credere, non lo è affatto.

Il boom dei prezzi agricoliLe cause note. Ci hanno detto che la principale causa di questo drammatico fenomeno sono le inesorabili leggi del mercato: troppa domanda rispetto all’offerta. Ma come! Se fino a l’altro ieri tutti gli esperti mondiali continuavano a dire che oggigiorno si produce abbastanza cibo per sfamare l'intera popolazione del pianeta! Possibile che questa situazione sia mutata nel giro di pochi mesi a causa dell’incremento del fabbisogno alimentare dei cinesi e degli indiani? O dei raccolti andati distrutti da siccità e inondazioni causate dai cambiamenti climatici? Evidentemente no. Ci hanno quindi spiegato che le cause principali vanno ricercate nel crollo della produzione agroalimentare causata dal recente boom delle coltivazioni agricole destinate alla produzione di biocombustibili. Inoltre, sostengono gli esperti, l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli è strettamente collegato al caropetrolio, visto che i fertilizzanti e pesticidi usati in agricoltura derivano da prodotti petrolchimici.

AfricaLe cause nascoste. Quello che non viene detto, ma che sta iniziando a emergere da alcune dichiarazioni poco evidenziate dai mass media, è che i prezzi sono aumentati così tanto e così rapidamente a causa della cinica speculazione finanziaria privata.
“Abbiamo cibo sufficiente per sfamare tutti gli abitanti di questo pianeta”, ha ribadito Achim Steiner, direttore del Programma Ambientale dell’Onu. “Ma l’accesso al cibo è distorto dai mercati”. Parole sibilline, parzialmente chiarite dal suo collega Jean Ziegler, Relatore speciale sul diritto all'alimentazione per la Commissione sui diritti dell'uomo delle Nazioni Unite: “La situazione è degenerata a causa dalle compagnie che fanno investimenti di private equity nel mercato alimentare approfittando del prevedibile andamento dei prezzi”.
Più esplicita la spiegazione di Anthony Costello, direttore dell’Institute for Global Health di Londra: “La ragione principale dell’aumento dei prezzi agricoli è la speculazione che sta investendo tutti i beni essenziali: petrolio, oro e metalli. Le risorse alimentari andrebbero messe al riparo dalle speculazioni degli hedge funds che traggono profitto dall’innalzamento dei prezzi a spese della vita di migliaia di esseri umani”.

Asia“Attacco speculativo”. José Graziano de Silva, rappresentante della Fao per l’America Latina, durante una conferenza tenutasi a Brasilia a metà aprile ha parlato senza mezzi termini di un’ “attacco speculativo” come causa principale dell’inflazione agricola. Un attacco che, secondo de Silva, è iniziato nel 2007, dopo cinque anni di lento ma costante aumento dei prezzi in questo settore dovuto ai fattori citati all’inizio. Certi che il trend sarebbe continuato, gli speculatori hanno iniziato a investire con al sicurezza di ricavare profitti dalle future vendite.
Dello stesso parere sono altri esperti del settore.
Secondo Ricardo Cota, dirigente della Confederazione agricola brasiliana (Cna), “i prezzi dei prodotti agricoli non sono più determinati dalla legge della domanda e dell’offerta: tutto è distorto dalla massiccia entrata dei fondi d’investimento nel mercato agroalimentare mondiale”.
Un altro brasiliano, Fernando Muraro, analista della AgRural, afferma che “la colpa è della finanziarizzazione dei mercati agricoli” provocata da “forze speculative alla ricerca di profitti facili e garantiti”.

La mano visibile. A tutto questo si aggiunge un altro fattore poco pubblicizzato e strettamente collegato alle speculazioni finanziarie: il controllo del mercato agroalimentre mondiale da parte di poche potentissime multinazionali. Cargill, Continental, Louis Dreyfus, Bunge&Born e Toepfer controllano il 90 percento del mercato cerealicolo globale. E’ a loro vantaggio che Usa, Ue, Wto e Fmi hanno imposto ai paesi produttori scellerate politiche agricole basate sulla produzione per l’esportazi
one invece che per il consumo interno. La mano invisibile, a volte, si vede benissimo.
Enrico Piovesana












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