Quando subentra uno scontro grave con la realtà (vecchiaia, lutto, separazione)
La personalità narcisistica può entrare in una crisi molto forte
I vantaggi secondari della personalità narcisistica nell'attuale contesto sociale:
1. Abilità nella manipolazione delle relazioni interpersonali
2. Mancanza di legami di solidarietà sia a livello personale che lavorativo
Risposta adeguata alla richiesta attuale del sociale di MOBILITA' e FLESSIBILITA'
Variazioni del RUOLO della famiglia 
Dal modeling al ruolo esclusivamente affettivo ( in passato la famiglia aveva a fianco del ruolo affettivo, anche la caratteristica di essere un nucleo produttivo es: attività artigianale familiare, grande famiglia contadina ponendosi in tal modo come esclusivo modello di riferimento )
Un ruolo puramente affettivo non è sufficiente ai figli per la loro identificazione psicologica coi genitori (adulti)
Caduta del concetto di AUTORITA' sostituito da quello di COMPLICITA' e PERMISSIVISMO
I genitori si pongono come fratelli e non come autorità genitoriali
Desiderio del figlio di ottenere una gratificazione orale = cibo + affetto
Risposta : cure materne intermittenti e confuse ( regali, divertimenti, giochi, … )
Risultato : il figlio resta vuoto ed affamato, ne segue la COLLERA
La confusione tra ciò che il figlio può fare da solo e ciò che invece fa la madre:
Fa nascere la convinzione nel figlio di potere fare tutto da solo
Il ruolo paterno, disinvestito di autorità,tende a ricalcare il ruolo materno (quello che oggi viene definito “mammo”)
I pazienti affetti da DCA nel nucleo familiare
Un approccio multidisciplinare, integrato ad un contesto familiare “sofferente”
La famiglia
è, per ognuno, un contesto primario di apprendimento e di esperienza, terreno dove si sviluppano o dove falliscono sia i movimenti di individuazione e di differenziazione, sia i processi di acquisizione dell'identità, connessi comunque a tali movimenti.
Nella famiglia dunque, possono più facilmente instaurarsi quelle difficoltà relazionali, quelle influenze emozionali che legano circolarmente il paziente, ed il suo sintomo, al sistema familiare”
(Onnis, 2001)
Per quanto concerne i modelli interattivi all'interno delle famiglie dei soggetti con DCA, gli studi di Minuchin (1980) e di Onnis (1985, 1988, 1999), hanno messo in evidenza 4 aspetti relazionali tipici.
Le caratteristiche della famiglia
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L'invischiamento
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L'iperprotettività
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L'evitamento del conflitto
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La rigidità
L'invischiamento
Consiste nella tendenza di ciascun membro di queste famiglie a manifestare intrusioni nei pensieri, nei sentimenti, nelle azioni e nelle comunicazioni degli altri.
I confini tra le generazioni e tra gli individui sono molto labili, con una conseguente confusione di funzioni e ruoli. L'autonomia e gli spazi personali sono quasi inesistenti.
L'iperprotettività
Si rivela nell'alto grado di preoccupazione, di sollecitudine e di interesse reciproco manifestato da tutti i membri della famiglia. Atteggiamenti di tipo protettivo sono costantemente sollecitati ed offerti, in particolare, quando il paziente mette in atto un comportamento sintomatico, l'intera famiglia si mobilita per curarlo e per proteggerlo; essa nasconde spesso in questo movimento e in questo processo, molti conflitti familiari.
Circolarmente, dunque, la malattia del paziente ha una funzione protettiva sul sistema familiare.
L'evitamento del conflitto
Si manifesta attraverso la cooperazione di tutti i membri della famiglia nel mettere in atto una serie di meccanismi di evitamento, a nascondere il disaccordo, in modo che rimanga latente e non esploda mai apertamente. Ogni qualvolta la tensione della famiglia sale e diviene minacciosa, qualcuno dei membri, e spesso il paziente, interviene, richiamando su di sé l'attenzione e la preoccupazione degli altri.
La rigidità
È la caratteristica più tipica dei sistemi patologici e si manifesta, come ridondanza, nella ripetizione stereotipata degli stessi modelli di interazione. Ma, in queste famiglie, essa si esprime più specificamente nella tendenza tipica a presentarsi come famiglie molto unite ed armoniose, in cui non esistono altri problemi all'infuori della malattia del paziente. Se qualche contrasto si manifesta tra i genitori, esso riguarda sempre e soltanto la gestione delle difficoltà alimentari della paziente
Che significato può avere, allora, il sintomo anoressico bulimico nell'ambito di queste dinamiche relazionali che così profondamente coinvolgono la paziente?
Esso assume la fisionomia di un'estrema protesta che la paziente attua con la manipolazione del cibo, nel tentativo disperato di ritagliare una sfera di autonomia e di differenziazione in un sistema familiare che non sembra permetterne altre.
Ma perché la protesta rimane muta? Confinata nella sfera dell'implicito, del non-detto?
Non perché nella paziente non risuonino vibrazioni emozionali, in quanto manca la capacità di decodificarle;
Ma perché la paziente è costretta a conformarsi ad un linguaggio familiare. Si potrebbe forse dire al linguaggio di un “corpo familiare”, che censura e interdice l'esplicitazione di ogni conflittualità.
Appare allora, con chiarezza, tutta l'ambivalenza paradossale del sintomo: tentativo dolente e spesso clamoroso di introdurre tensioni conflittuali e provocatorie, in un sistema familiare che sembra rigidamente impedirle.
Il sistema familiare, finisce esso stesso per relegare le tensioni, attraverso un problema di nutrizione, in un mondo infantile che è per tutti il più rassicurante e protettivo.
Il guarire, il “crescere”.
Non comporta solo una crescita psico-fisica del soggetto affetto da DCA.
Ma comporta una crescita dell'intero “corpo familiare”;
una crescita non può avvenire senza l'altra.
È per questo motivo che è estremamente utile poter lavorare con tutto il
“ corpo familiare ”.
Per poter preparare la famiglia ad accettare e capire la spinta maturativa ed evoluzionistica del membro affetto da DCA
Questo, non perché la famiglia non voglia la guarigione.
Ma perché, per dinamiche inconsce, non è abbastanza matura per rinunciare ad una problematica che può avere la funzione di collante per il “corpo familiare” stesso.
Quando il “corpo familiare” riesce a mettersi in discussione, a capire ed a modificare i propri comportamenti (inconsci); allora ci sono le premesse per poter fare maturare il sintomo, il paziente affetto da DCA e tutto il “corpo familiare”.
I gruppi di consulenza psicologica destinati ai genitori
Per aiutare la crescita del “corpo famigliare” abbiamo istituito un gruppo di consulenza per i genitori di Pazienti affetti da DCA, quale tentativo di completamento e/o rinforzo della terapia individuale dei Pazienti stessi
Caratteristiche del gruppo:
1. Spazio privilegiato di ascolto dei vissuti delle famiglie
2. Possibilità di scambio di informazioni e di esperienze
3. Condivisione delle problematiche famigliari
4. Rinforzo incrociato
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